Corona virus disease 19 (COVID-19) è il nome di una patologia, che tradotto dall’inglese significa letteralmente malattia da coronavirus, dove 19 sta per 2019, ovvero l’anno in cui è stata identificata. Questa malattia è causata da un virus appartenente alla sottofamiglia Orthocoronavirinae (noti anche come coronavirus) della famiglia Coronaviridae.

Che cos’è Avigan? Può il farmaco essere utile nel trattamento del Covid-19? 

AVIGAN

Da qualche giorno si sente parlare dell’Avigan, principalmente a seguito di un video girato in Giappone che è diventato virale in pochissime ore su Facebook nella giornata del 22 marzo. 

Ma che cos’è Avigan? 

Il Favipiravir, noto anche come T-705, Avigan, o Favilavir, è un farmaco antivirale che possiede un’attività diretta contro molti virus a RNA. È sviluppato dalla Toyama Kagaku Kōgyō, una consociata giapponese della Fujifilm Holdings. Chimicamente è un 6-fluoro-3-idrossi-2-pirazinecarbossammide. Come alcuni altri farmaci antivirali sperimentali (T-1105 e T-1106), è un derivato della pirazinecarbossammide. 

E’ un antivirale autorizzato in Giappone dal Marzo 2014 per il trattamento di forme di influenza causate da virus influenzali nuovi o riemergenti e il suo utilizzo è limitato ai casi in cui gli altri antivirali sono inefficaci. Il medicinale non è autorizzato né in Europa, né negli Usa. 

Ci sono evidenze scientifiche nel trattamento del Covid-19 con Avigan? 

In data 22/03/2020 L’Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco) ha affermato che ad oggi, non esistono studi clinici pubblicati relativi all’efficacia e alla sicurezza del farmaco nel trattamento della malattia da COVID-19. Sono unicamente noti dati preliminari, disponibili attualmente solo come versione pre-proof (cioè non ancora sottoposti a revisione di esperti), di un piccolo studio non randomizzato, condotto in pazienti con COVID 19 non grave con non più di 7 giorni di insorgenza, in cui il medicinale favipiravir è stato confrontato all’antivirale lopinavir/ritonavir (anch’esso non autorizzato per il trattamento della malattia COVID-19), in aggiunta, in entrambi i casi, a interferone alfa-1b per via aersol. Sebbene i dati disponibili sembrino suggerire una potenziale attività di favipiravir, in particolare per quanto riguarda la velocità di scomparsa del virus dal sangue e su alcuni aspetti radiologici, mancano dati sulla reale efficacia nell’uso clinico e sulla evoluzione della malattia. Gli stessi autori riportano come limitazioni dello studio che la relazione tra titolo virale e prognosi clinica non è stata ben chiarita e che, non trattandosi di uno studio clinico controllato, ci potrebbero essere inevitabili distorsioni di selezione nel reclutamento dei pazienti. 

 

Può il farmaco essere utile nel trattamento del Covid-19? 

Successivamente a tale segnalazione, la Commissione Tecnico-Scientifica di AIFA si è riunita in data 23/03 per valutare in modo più approfondito le evidenze disponibili per il medicinale favipiravir ed ha concesso il via libera ad un programma di sperimentazione e ricerca per valutare l’impatto del farmaco nelle fasi iniziali della malattia”.  

Ad annunciarlo è stato proprio il ministro della Salute Roberto Speranza ed ha anche affermato: 

“Nei prossimi giorni i protocolli saranno operativi come già avvenuto per le altre sperimentazioni in corso”. Fino a ieri l’agenzia italiana del farmaco è rimasta prudente in quanto mancavano dati a supporto dell’efficacia del farmaco. A Tgcom24 lo stesso senior director dell’azienda produttrice del farmaco Fujifilm Toyama Chemical, Mario Lavizzari, ha spiegato che al momento non esistono prove scientifiche cliniche che dimostrino l’efficacia e la sicurezza del farmaco su Covid-19. Gli studi in atto sono osservazionali e sono relativi all’utilizzo della molecola per sintomi influenzali. 

Come detto anche per il farmaco ROACTEMRA (TOCILIZUMAB), per il quale ora è in corso di sperimentazione su 330 pazienti avviata in data 18 Marzo 2020, è necessaria la collaborazione  di tutti nel rimanere a casa, evitando ogni forma di futile uscita. La soluzione migliore per evitare il contagio e la conseguente messa in ginocchio del sistema è sicuramente la collaborazione nel rimanere a casa e ridurre ogni forma di contagio. 

Ringraziamo ancora una volta tutti gli operatori sanitari, i medici, i farmacisti, i volontari e tutti coloro che lavorano instancabilmente per questa assoluta emergenza.  

Andrà tutto bene 

 

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