Brufen e Spididol: sai realmente cosa contengono? 

Spididol e Brufen sono due farmaci in grado di alleviare il dolore e ridurre l’infiammazione: vediamo insieme similitudini e differenze! 

 

Cos’è Spididol e cosa contiene? 

È un medicinale a base di Ibuprofene sale di arginina. Appartenente alla famiglia degli antinfiammatori non steroidei (FANS), l’ibuprofene, agisce alleviando il dolore (azione analgesica) e riducendo i sintomi dell’infiammazione (azione antinfiammatoria). 

Sale di arginina: a cosa serve?  

Nella preparazione di Spididol, l’ibuprofene subisce un processo di salificazione con l’arginina che si traduce in una diminuzione del tempo necessario affinché il medicinale venga assorbito. Ciò significa una più veloce comparsa dell’effetto analgesico contro i dolori di varia origine e natura.   

Quando è indicato Spididol? 

è un medicinale analgesico-antinfiammatorio indicato per il trattamento di dolori di diversa origine e natura, quali: 

  • mal di testa 
  • mal di denti 
  • dolori mestruali 
  • nevralgie 
  • dolori osteoarticolari (cioè delle ossa) e muscolari 

 

Come si utilizza? 

Spididol 400 mg compresse può essere utilizzato negli adulti e negli adolescenti dai 12 anni in su. 

1 compressa 2-3 volte al giorno. 

Non assumere oltre 3 compresse al giorno (1.200 mg al giorno)  

 

Serve la ricetta medica? 

Spididol 400mg non richiede prescrizione medica: è un medicinale di automedicazione (OTC) che può essere acquistato direttamente in farmacia e parafarmacia. Si consiglia sempre di chiedere chiarimenti al medico o farmacista, soprattutto in caso di dubbi. 

 

Cos’è Brufen e cosa contiene? 

 Brufen Analgesico è un medicinale a base di ibuprofene sale di lisina, un analgesico e antinfiammatorio utile per il trattamento del dolore da lieve a moderato come mal di testa, mal di denti, dolori muscolari e articolari, dolori mestruali, per il trattamento di dolori di diversa origine e natura, 

 

Quando è indicato Brufen? 

 è utile in caso di: 

  • Mal di testa 
  • Mal di denti 
  • Dolori muscolari e articolari 
  • Dolori mestruali 

 

Come e quando si prende Brufen 400mg compresse? 

Per gli adulti e gli adolescenti al di sopra dei 12 anni: assumere, per via orale, 1 compressa fino ad un massimo di 3 volte al giorno, lasciando passare almeno 6 ore tra una somministrazione e l’altra. 

Serve la ricetta medica? 

Su questo aspetto ci viene spesso segnalata una forte confusione da parte dei pazienti, per tale motivo andremo ad analizzarlo in dettaglio. 

È possibile acquistare senza ricetta medica, in quanto farmaco OTC, Brufen Analgesico 12 compresse nel dosaggio da 200 e da 400mg di ibuprofene sale di lisina. 

Sia per la confezione di ibuprofene brufen*30cpr riv 400mg, così come nel dosaggio da 600mg e 800mg richiede sempre la prescrizione del medico. 

In più, sempre come farmaco OTC, è disponibile il Brufen dolore bustine. In questa formulazione in bustine il principio attivo è il Ketoprofene Sale di Lisina, di cui sicuramente conoscerete il similare con il nome commerciale di okitask. 

 

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Più comune di quanto si pensi, la vulvodinia colpisce circa il 15% delle donne. Caratterizzata principalmente da bruciore e/o dolore persistente all’ingresso della vagina e nella zona che la circonda, la vulva, in assenza di altre patologie o lesioni. Può colpire donne di tutte le età, dall’adolescenza alla menopausa e, talvolta, può divenire un disturbo permanente con cui occorre faticosamente imparare a convivere. Consultare un ginecologo può aiutare a escludere altre cause responsabili del dolore e a ricevere consigli su come alleviarlo.

Di cosa si tratta?

La vulvodinia è una condizione complessa difficile da diagnosticare. Viene accertarta  da parte del ginecologo solo dopo aver escluso altre possibili cause del dolore quali, ad esempio, un’infiammazione o un’infezione vulvo vaginale che, al contrario della vulvodinia, causano segni e lesioni visibili.  Nella menopausa il dolore può essere dovuto alla secchezza delle mucose vulvo-vaginali provocata dalla riduzione del livello di estrogeni. Più raramente, il dolore può essere dovuto a infezioni ripetute da  HYPERLINK “https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/h/herpes-genitale” \n _blankherpes genitalis, alla malattia di Behçet (una condizione dei vasi sanguigni che può causare ulcere genitali), alla sindrome di Sjögren (una malattia del sistema immunitario che può causare secchezza vaginale), alla fibromialgia (una malattia del sistema immunitario che causa dolori muscolari, nervosi e tendinei). Prima di curare la vulvodinia, pertanto, è sempre opportuno accertare la natura del dolore perché è possibile che sia causata da una combinazione di più fattori. 

Quali sono le cause?

L’origine della vulvodinia non è stata ancora chiarita, si ritiene possa avere diverse cause, talvolta associate tra loro. L’inizio dei disturbi segue spesso ripetute infezioni da parte di un fungo, la  HYPERLINK “https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/c/candidosi-o-candidiasi” \n _blankcandida albicans, o traumi fisici come un’episiotomia (incisione chirurgica della vulva) in occasione del parto o una biopsia vulvo-vaginale. Talvolta le donne riferiscono l’insorgenza del dolore a seguito di rapporti sessuali non desiderati e dolorosi o dopo un trauma psicologico. Possono essere coinvolti nell’insorgenza del disturbo anche aspetti legati alla cura di sé, come l’uso di biancheria intima sintetica o di indumenti troppo stretti, l’impiego di detergenti intimi o di prodotti a uso locale contenenti sostanze chimiche e le attività sportive che possono creare microtraumi, come lo spinning o l’equitazione.

La durata del dolore nel tempo (cronicizzazione) e/o il bruciore sembra riconducibile ai seguenti fenomeni:

stimolazione eccessiva di alcune cellule del sistema immunitario, chiamate mastociti, responsabili di una risposta immunitaria atipica che causa irritazione locale

stimolazione indiretta dello sviluppo di terminazioni nervose, che controllano la percezione del dolore

Il dolore vulvare, a sua volta, può facilitare una contrazione muscolare sia a livello del pavimento pelvico, sia a livello della muscolatura vaginale creando un circolo vizioso che alimenta i disturbi. Tutti questi fenomeni, che interessano congiuntamente il  HYPERLINK “https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/a/anticorpi” \n _blanksistema immunitario, muscolare, vascolare e nervoso, sembrano essere responsabili dell’aumento e del prolungamento della percezione dolorosa, anche a seguito di stimoli modesti.

Quali sono i sintomi?

Il sintomo principale della vulvodinia è un dolore persistente, di solito limitato alla zona vulvare, senza alcuna lesione visibile. In alcuni casi il dolore, anche sotto forma di fitte o scosse, può estendersi anche ai glutei, all’ano e all’interno delle cosce. Può essere continuo, pungente o provocare una sensazione di bruciore, talvolta molto intenso. Può essere spontaneo o provocato da un contatto, come avviene durante un rapporto sessuale o con l’inserimento di un tampone o di un ovulo vaginale. Talvolta anche sedersi o accavallare le gambe può scatenare o peggiorare la percezione del dolore. La vulvodinia è spesso associata ad un altro disturbo chiamato vaginismo che è responsabile di dolore e difficoltà alla penetrazione della vagina a causa della involontaria contrazione dei muscoli che la circondano. Altre condizioni che possono associarsi alla vulvodinia sono la cistite interstiziale (una condizione dolorosa della vescica), i dolori mestruali e la sindrome del colon irritabile.

Qual è il trattamento?

E’ improbabile che la vulvodinia guarisca spontaneamente pertanto è importante adottare alcuni accorgimenti. I trattamenti combinati possono alleviare i disturbi della vulvodinia e ridurre il suo impatto sulla vita delle donne che ne soffrono.

Le terapie farmacologiche più utilizzate sono gli antidepressivi ciclici e gli  HYPERLINK “https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/f/farmaci-antiepilettici” \n _blankanticonvulsivanti. A piccole dosi, possono interrompere i circuiti del dolore cronico e la maggiore sensibilità delle terminazioni nervose. Qualora il medico  ritenesse opportuno prescrivere tali farmaci informerà la donna dei possibili effetti collaterali e concorderà con lei le modalità di assunzione.

Si possono inoltre applicare anestetici locali, come la lidocaina sotto forma di gel o crema, direttamente sulla vulva per alleviare temporaneamente il dolore, soprattutto prima dei rapporti sessuali. È importante ricordare che la lidocaina può danneggiare il lattice dei profilattici per cui nel caso si ricorra a creme o gel a base di lidocaina occorre sempre utilizzare preservativi privi di lattice. I lubrificanti vaginali e l’idrogel sono prodotti da banco che possono essere consigliati dal medico per lenire l’area e aiutare a idratare la vulva in caso di secchezza. Anche la fisioterapia può essere di aiuto specialmente in caso di dolore dovuto alla contrazione della muscolatura pelvica. Le donne possono imparare a praticare in autonomia esercizi di auto massaggio, sia interno che esterno esercitando pressione sui punti dolorosi, o ricorrere all’uso di dilatatori vaginali di diametro e lunghezza progressivi per desensibilizzare e rilassare i muscoli della vagina alleviando i disturbi della vulvodinia e del vaginismo. Infine il fisioterapista può proporre l’utilizzo della TENS (stimolazione nervosa elettrica transcutanea), che prevede l’erogazione di impulsi elettrici a bassa frequenza con l’obiettivo di inibire le terminazioni nervose coinvolte nella percezione del dolore. Le terapie fisiche, se eseguite con regolarità, possono dare sollievo nella quasi totalità dei casi.

I nostri consigli

Alcuni aspetti legati alla cura di sé, spesso ritenuti marginali, possono aiutare a ridurre al minimo gli stimoli irritativi e prevenire, o controllare, il dolore vulvare cronico. Includono:

indossare biancheria intima di cotone bianco ed evitare indumenti troppo aderenti 

non indossare biancheria intima di notte

evitare prodotti profumati per l’igiene intima, scegliere detergenti delicati ed emollienti

utilizzare solo assorbenti igienici esterni, preferibilmente di cotone

usare i lubrificanti suggeriti dal medico per agevolare i rapporti sessuali

evitare le attività fisiche che causano sfregamento della vulva, ad esempio equitazione, cyclette o spinning

applicare della vaselina come protezione dal cloro, prima di nuotare in piscina

essere consapevoli che anche lo stress può causare o peggiorare la vulvodinia

utilizzare un cuscino a forma di ciambella, nel caso la vulvodinia si associ a dolore quando si è seduti

In caso di ulteriori dubbi non esitare a chiedere consiglio al tuo farmacista o al tuo ginecologo di riferimento. 

 

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Autunno: i multivitaminici sono utili per affrontare il cambio di stagione?

I cambi di stagione sono spesso un problema per molte persone, bambini compresi. 

Non è solo una sensazione: è verissimo che possiamo trovarci di fronte ad una stanchezza fisica e psicologica più marcata rispetto ad altri periodi dell’anno. 

Questo perché il nostro organismo deve abituarsi ai nuovi ritmi, alla riduzione delle ore di luce e ai cambiamenti di temperatura che mettono a dura prova fisico e sistema nervoso, rendendoci più vulnerabili all’attacco di virus e batteri, responsabili dei cosiddetti malanni di stagione. 

Possiamo definirlo come il momento più importante per prendersi cura della propria salute e del proprio benessere. 

Come poter prendersi cura del proprio benessere? 

Oltre al mantenimento costante di uno stile di vita sano, fatto di regolare attività fisica e di una alimentazione varia ed equilibrata, ricca di frutta e verdura, un altro elemento che possiamo integrare durante i cambi delle stagioni sono le vitamine ricostituenti e i sali minerali, che contribuiscono al nostro benessere in maniera preziosa e mirata. 

…ma come scegliere l’integratore multivitaminico più idoneo? 

Un multivitaminico completo dovrebbe contenere numerose vitamine e minerali essenziali diversi, vitamine liposolubili (A, D3, E, K1 e K2), e idrosolubili (vitamina C e tutte le vitamine del gruppo B), macrominerali (calcio, magnesio e potassio), microminerali e oligominerali (ferro, iodio, zinco, selenio, rame, manganese, cromo, potassio). 

 

Perché si sente spesso parlare di vitamina D? 

La vitamina D viene assorbita dal sole per il 90% e solo il 10% dal cibo che mangiamo. In autunno e in inverno, le giornate sono più brevi e l’intensità dei raggi solari diminuisce, quindi il corpo produce meno vitamina D, che molto probabilmente sarà addirittura insufficiente. La vitamina D è importante per il sistema immunitario a combattere le infezioni, l’umore e la salute delle nostre ossa. 

Assumere un integratore di vitamina D ad alte dosi si rivela molto utile se ci sono carenze, meglio quindi assicurarsi dello stato di salute attraverso delle analisi del sangue. 

 

E chi non conosce la Vitamina C? 

Nonostante sia un micronutriente risulta essenziale per il suo benessere in quanto interviene in numerosi processi metabolici ed enzimatici. 

In particolare, è molto utile per il sistema immunitario, in quanto riesce ad attivare la funzionalità dei linfociti, le cellule incaricate delle difese immunitarie, e di tutti i processi che regolano la produzione degli anticorpi. In più è un fondamentale antiossidante: protegge dai radicali liberi e riduce lo stress ossidativo.  

Sappiamo che il corpo umano non può produrre vitamina C e non può nemmeno immagazzinarla, risulta dunque utile la sua integrazione soprattutto nei mesi più freddi per aiutare il sistema immunitario, la salute e il benessere generale. 

 

Vitamina B6, Zinco e Niacina 

Potrebbe risultare utile e necessario integrare anche altre vitamine e sali minerali, come la vitamina B6 e lo zinco, che contribuiscono alle normali funzioni del sistema immunitario. 

La vitamina B6, infatti, protegge l’organismo da virus e batteri responsabili dei malanni di stagione. Si trova maggiormente in alimenti come la carne, latte, nei cereali integrali, negli spinaci, nei piselli e in pesci come tonno e salmone. La sua carenza può causare anemia ipocromica e può facilitare la formazione di calcoli nei reni. 

Non dimentichiamo la Vitamina PP (o niacina), è una preziosa alleata per affrontare l’autunno: è coinvolta nella produzione di serotonina, neurotrasmettitore fondamentale per il benessere emotivo. 

 

È chiaro, dunque, che le normali difese del nostro organismo funzionano bene quando sono supportate da uno stile di vita sano, attività fisica ed alimentazione ricca di minerali e vitamine ma, quando queste vengono meno, una integrazione personalizzata può essere utile per ridurre il frequente il rischio di ammalarsi. 

 

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Perché in estate aumentano i disturbi della vista?

C’è un fattore di rischio per gli occhi, e dunque anche per la vista, spesso sottovalutato: l’estate.  

Vento, acqua salata, cloro, polline, polveri sottili, superfici riflettenti di mare e montagna e, soprattutto, il sole possono aumentare le probabilità di sviluppare qualche disturbo oculare: in particolare alla retina, complice una azione più aggressiva da parte dei raggi ultravioletti. Per contrastare l’elevata dannosità ambientale, è fondamentale ricorrere ad una efficace, facile prevenzione: gli occhiali da sole. Invece gli italiani ne fanno scarso uso, comprese le fasce di popolazione più a rischio, quali bambini e anziani.

Proteggere gli occhi deve diventare una sana abitudine che inizia fin da bambini 
Invece solo nel 60 per cento dei casi, nella fascia più a rischio tra i 2 e i 6 anni, i piccoli indossano lenti scure

Trascurano gli occhi anche gli anziani, nei quali l’età favorisce invece la fotofobia: ovvero l’eccessiva sensibilità alla luce, che si cura con lenti fotocromatiche o che assicurano un’alta percentuale di sbarramento agli ultravioletti. Perché i rischi, in generale, sono di compromettere la buona funzionalità della retina e quella lacrimale ma anche di elevare il rischio di congiuntiviti, fino a favorire la predisposizione all’insorgenza della cataratta.
Sempre in estate un altro fattore di rischio per gli occhi è l’esposizione all’aria condizionata, con conseguente senso di fastidio e di presenza di “corpo estraneo” nell’occhio, disidratazione e possibili congiuntiviti.

Correre ai ripari è molto semplice: basta bere molto e mangiare tanta frutta e verdura per reidratare e fornire i nutrienti necessari, oltre all’uso di colliri lubrificanti, chiamati anche lacrime artificiali, che forniscono il giusto grado di lipidi e acqua  

Chi cerca un po’ di refrigerio in piscina dovrà fare attenzione al contatto dell’acqua con gli occhi. Il cloro è una sostanza chimica utilizzata per impedire la crescita e la proliferazione batterica in acqua. È una sostanza indispensabile per tenere le piscine pulite e disinfettate ma può causare disturbi sia alla pelle che agli occhi.

I disturbi possono essere di entità variabile, dal semplice fastidio oculare al bruciore, irritazione fino a congiuntiviti o cheratocongiuntiviti. In alcuni casi, questo dipende da una particolare sensibilità degli occhi maggiormente accentuata nei soggetti atopici, ma spesso può dipendere da una reazione oculare a particolari componenti chimiche che si accumulano nell’acqua quando non viene trattata nel modo giusto.

Terminato il bagno in piscina o la nuotata è molto importante fare una doccia con acqua dolce avendo cura di risciacquare bene il viso, gli occhi e le orecchie.

Se il disturbo è costante ti consigliamo di parlarne con il tuo oculista.

Quanta acqua bere per proteggere gli occhi? 

Gli esperti si raccomandano di bere almeno 1.5-2 litri di acqua al giorno, da aumentare in caso di sforzi fisici o elevata sudorazione. Importante è ricordarsi di assumerla durante tutto l’arco della giornata, senza attendere lo stimolo della sete. Chi fatica a bere acqua può integrarla con altre bevande sane e idratanti, preferibilmente non zuccherate, come acque detox e infusi. Durante la bella stagione estiva è inoltre importante seguire un’alimentazione fresca e leggera, privilegiando cibi idratanti e digeribili, per non affaticare l’organismo.

 

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Deodoranti o Antitraspiranti: quali sono le differenze?

deodoranti o antitraspiranti: quali differenze?

La sudorazione è un fenomeno naturale e fisiologico che contribuisce a regolare la temperatura corporea affinché non si alzi eccessivamente in caso di attività fisica, momenti emotivamente stressanti o aumento della temperatura esterna. Quando la sudorazione è abbondante e quando intervengono batteri che ne assimilano i lipidi e le proteine, però, il sudore può essere fonte di odori sgradevoli.

È necessario in questo caso, ricorrere all’utilizzo di un deodorante o di un antitraspirante.

Spesso però, si fa confusione: molti erroneamente pensano che si tratti dello stesso tipo di prodotto, ma in realtà sono assolutamente diversi.

Deodorante e Antitraspirante: come funzionano?

I deodoranti mascherano il cattivo odore del sudore grazie alla presenza di ingredienti come il profumo o l’alcol, ma non influenzano la produzione del sudore, poiché non intervengono sul normale processo di traspirazione.

Gli antitraspiranti, invece, oltre alla funzione deodorante, contengono sostante antitraspiranti, come i sali di alluminio, sostanze antibatteriche che bloccano temporaneamente i dotti delle ghiandole sudoripare riducendo la secrezione di sudore.

Come agiscono i Sali di alluminio?

Quando i sali entrano in contatto con l’acqua presente nel canale sudoriparo, formano un film temporaneo che regola il flusso di sudore sotto le ascelle, nelle mani, nei piedi.

In questo modo viene notevolmente ridotta la fuoriuscita del sudore, e la possibilità che sotto le ascelle o sui palmi di mani e piedi si crei un ambiente caldo umido, prolifico per i batteri, che sono poi la causa dei cattivi odori.

Cos’è invece l’allume di rocca? È un sale naturale, misto di alluminio e potassio, insapore, che a temperatura ambiente si presenta sotto forma di solido trasparente. La sua prima proprietà è soprattutto quella antitraspirante e antibatterica: la componente salina di questo minerale crea un ambiente inospitale per i batteri: la sudorazione fisiologica non viene bloccata ma piuttosto agisce come una “pellicola” protettiva sulle ghiandole sudoripare che impediscono l’attecchire dei batteri del cattivo odore. In più, l’allume di rocca è un ottimo disinfettante: viene infatti impiegato su qualsiasi tipo di irritazione della pelle, eruzioni cutanee e bruciori.

In commercio si possono trovare numerose tipologie di deodoranti e antitraspiranti che permettono una scelta personalizzata sulla base delle proprie esigenze: spray, stick, roll-on, creme, squeeze.

Deodoranti e Antitraspiranti: consigli utili

  • È importante prestare attenzione all’igiene personale: lava con cura la zona in cui verrà applicato il deodorante o l’antitraspirante, eliminando sia i residui di detergente che l’eventuale cattivo odore precedentemente presente.
  • L’igiene deve essere adattata ai diversi periodi che si susseguono nel corso della vita. Presta attenzione a fasi come la pubertà o a momenti in cui vi è un’eccessiva sudorazione, ad esempio durante la stagione calda o quando si svolge attività fisica, adottando così i dovuti accorgimenti.
  • In presenza di pelle sensibile è meglio evitare deodoranti e antitraspiranti contenenti alcol o profumi, che potrebbero irritare la pelle: è preferibile utilizzare prodotti ipoallergenici!
  • Dopo la depilazione, è buona norma attendere almeno un giorno prima di applicare deodoranti e antitraspiranti.

Deodoranti e Antitraspiranti in commercio

-Eucerin 24 h Deodorante Pelle Sensibile Roll-on: la protezione di Eucerin deodorante per pelle sensibile è disponibile anche nella versione roll-on, pratica da applicare e da portare sempre con sé per prevenire la comparsa di odori sgradevoli.

-Eucerin 48 h Anti-Transpirant Roll-On: a chi soffre di sudorazione forte, Eucerin propone l’antitraspirante 48 h, che offre una protezione duratura dall’ipersudorazione. Questo deodorante efficace è adatto anche alla pelle sensibile e depilata, e grazie all’alta concentrazione di Alluminio Cloridrato agisce in profondità sulle ghiandole sudoripare diminuendo la secrezione di sudore per molte ore.

-La linea Perspirex è formata da antitraspiranti, a base di sali di alluminio, utili nel contrastare la sudorazione eccessiva e gli odori sgradevoli.

-Tutta la linea di deodoranti Chiedilo al Farmacista, a base di Allume di Rocca, un antibatterico naturale che combatte i batteri responsabili della formazione dei cattivi odori, rigenera, rinfresca e idrata la pelle e le dona una sensazione di freschezza e pulizia tutto il giorno.

 

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PROTEZIONE SOLARE, SPF E FOTOTIPO: facciamo chiarezza!

Nonostante tutto la bella stagione sta arrivando e non possiamo farci trovare impreparati. 

Per migliaia di anni l’emblema della bellezza femminile è stato il candore della pelle, a richiamo del colore della porcellana, elemento distintivo delle classi agiate. Dopo la Seconda guerra mondiale, grazie allo sviluppo economico e dei trasporti, la tintarella è diventata il simbolo di benessere e prosperità. 

Per molti anni sono stati decantati gli effetti benefici dei raggi solare e solo più tardi sono emersi gli effetti negativi. Tra gli effetti positivi evidenziamo sicuramente: 

  • Fotosintesi della vitamina D: essenziale per una corretta mineralizzazione delle ossa e dei denti; 
  • Pigmentazione: fenomeno dell’abbronzatura che rappresenta il nostro meccanismo di difesa fisiologico; 
  • Azione antibatterica: utile nella prevenzione di alcune manifestazioni cutanee; 
  • Aumento della sudorazione: grazie all’aumento della temperatura corporea, cosi da avere l’eliminazione delle tossine attraverso la cute; 
  • Rilascio di sostanze antiossidanti e protettive: come per esempio l’acido urocanico; 
  • Effetti antidepressivi: è conosciuta infatti la SAD, disturbo affettivo stagionale, dovuto alla carenza di SEROTONINA e MELANINA durante i periodi invernali. 

Nonostante siano molti gli effetti positivi nel corso degli anni sono stati molti gli studi che hanno messo in evidenza i danni creati dalla scorretta esposizione ai raggi solari.  

Tra queste abbiamo: 

  • Eritema: irritazione cutanea dovuta al meccanismo di infiammazione cutanea indotto dai raggi UV (UVB); 
  • Produzione radicali liberi: molecole instabili in grado di alterare componenti cellulari fondamentali; 
  • Fotoinvecchiamento: alterazione della cute che provoca ispessimento della pelle, comparsa di rughe profonde, colore giallastro, pelle ruvida, lassa e secca. 
  • Tumori cutanei: il melanoma è sicuramente la conseguenza più temuta dai raggi UV; 
  • Reazioni di fotosensibilità: dovute all’assunzione di farmaci fototossici o dovute all’uso di cosmetici contenenti molecole fotoallergiche. 

Dopo aver analizzato i pro e i contro ora è giusto capire come possiamo evitare i danni dei raggi UV. 

L’unica soluzione è: PROTEGGERSI.  

Per poterlo fare in modo corretto è giusto conoscere il proprio FOTOTIPO e in base a quello scegliere la giusta protezione. 

Il dermatologo inglese Fitzpatrick ha individuato 6 fototipi: 

  • Fototipo I: CELTICO, pelle molto chiara ed estremamente sensibile, presenza di lentiggini, capelli rossi o biondi; 
  • Fototipo II: GERMANICO, pelle chiara e sensibile, occhi chiari e capelli biondi; 
  • Fototipo III: MISTO, pelle mediamente chiara, occhi chiari o scuri, capelli castani; 
  • Fototipo IV: MEDITERRANEO, pelle abbastanza scura e non particolarmente sensibile, occhi scuri e capelli castani o neri; 
  • Fototipo V: SUDAMERICANO, pelle scura e poco sensibile, occhi scuri e capelli neri; 
  • Fototipo VI: NERO, pelle nera e poco sensibile, occhi scuri e capelli neri. 

In base al fototipo scegliamo il fattore di protezione più adatto. Nei prodotti solari sono presenti, oltre a sostanze emollienti, idratanti e antiossidanti, i filtri solari. 

Distinguiamo i filtri solari fisici e chimici e più delle volte nei prodotti troviamo la giusta combinazione dei due. 

Tali prodotti sono studiati per proteggerci dai raggi UV. Se i raggi UVC non arrivano sulla terra e quindi non sono di nostro interesse, gli UVA e gli UVB . 

  1. UVA: hanno un alto potere di penetrazione infatti attraversano anche il vetro, stimolano la maturazione della melanina già esistente, causano fotoinvecchiamento, sono i responsabili della formazione di tumori, sono responsabili di fotosensibilità; 
  1. UVB: hanno un basso potere di penetrazione, stimolano la sintesi di nuova melanina, causano eritema e tumori cutanei, non sono responsabili di fotosensibilità. 

Più altro è l’SPF più alto dovrebbe essere la nostra protezione essendo quest’ultimo il parametro che indica la capacità protettiva del prodotto solare. 

 Distinguiamo: 

  • SPF tra 2 e 6: ABBRONZANTI 
  • SPF tra 6 e 10: BASSA PROTEZIONE (per FOTOTIPO V e VI) 
  • SPF tra 15 e 25: MEDIA PROTEZIONE (per FOTOTIPO IV) 
  • SPF tra 30 e 50: ALTA PROTEZIONE (per FOTOTIPO III) 
  • SPF 50+ e oltre: PROTEZIONE MOLTO ALTA (per FOTOTIPO I e II) 

Per stabilire tali parametri sono stati fatti test sia in vivo che in vitro in cui sono stati usati quantitativi di prodotto sicuramente più elevato rispetto a quello che noi applichiamo quando ci proteggiamo. Detto ciò è meglio utilizzare prodotti con fattore di protezione più alto rispetto a quello necessario. 

Si, perché esattamente un adulto dovrebbe applicare almeno 36 grammi di prodotto (6 cucchiaini da tè colmi). 

Cosa da tenere a mente: nonostante una crema possa avere il fattore di protezione alto (50+) essa deve essere comunque applicata ogni 2/3 ore. 

 

Curiosità:  

Nel 2005 fu coniato il termine TANORESSIA per indicare la patologia del sole.  

Tale patologia descrive una vera e propria dipendenza nei confronti dell’abbronzatura. Questo disturbo interessa il 20% della popolazione italiana in maniera conclamata. 

Sembra infatti che le cellule epidermiche in seguito a stimolazione dei raggi UV producano endorfine e per questo il comportamento dei “tanoressici” può dirsi compulsivo poiché attiva il circuito del piacere a livello cerebrale. 

         

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I CAPELLI E IL LORO CICLO VITALE

I CAPELLI E IL LORO CICLO VITALE.

I capelli hanno un ciclo di vita che si sviluppa in tre fasi:  

  • ANAGEN: il capello nasce e si allunga; 
  • CATAGEN: la crescita del capello si arresta; 
  • TELOGEN: i capelli cadono. 

Dopo la caduta, se non si tratta di alopecia, il follicolo pilifero rimane attivo e dà origine ad un nuovo capello. 

Lo sapevi che la perdita di un certo numero di capelli (50-100) durante la giornata rappresenta un fenomeno naturale??? 

Tuttavia, in alcune condizioni questo fenomeno aumenta fino a determinare un diradamento progressivo dei capelli. 

Le cause che possono portare a una tale situazione sono numerose, anche se la genetica gioca un ruolo determinante. La caduta dei capelli (alopecia) può essere di due tipi: 

  1. ALOPECIA REATTIVA: rappresenta una condizione temporanea, è la conseguenza del passaggio di un elevato numero di follicoli dalla fase di crescita alla fase di riposo, e si manifesta con una perdita eccessiva di capelli. Le cause più frequenti sono: 

-malattie sistemiche 

-febbre elevata 

-stress acuto 

-post-partum 

-anoressia 

-bulimia 

-assunzione di farmaci 

-cambiamenti climatici stagionali; 

 

  1. ALOPECIA ANDROGENETICA: è un processo lento e progressivo, che peggiora negli anni e presenta un’elevata componente ormonale e genetica. Gli ormoni androgeni agiscono sui follicoli piliferi trasformandoli e rendendoli sempre più piccoli e superficiali, mentre i fattori genetici influenzano l’età di comparsa e la gravità della condizione.  

In questo caso i capelli vanno incontro ad un processo di assottigliamento, tuttavia non tutti i capelli rispondono allo stesso modo all’azione degli ormoni androgeni, di conseguenza soltanto alcune aree del cuoio capelluto vengono colpite. 

 L’ormone più importante nello sviluppo della calvizie è il DHT (diidrotestosterone), prodotto nel follicolo per azione dell’enzima 5-alfa-reduttasi a partire dal testosterone. 

Lo sapevi che esistono precisi test per diagnosticare l’alopecia? 

I principali sono: 

  • TRICOGRAMMA 
  • FOTOTRICOGRAMMA 
  • MINERALOGRAMMA 
  • ESAME ISTOLOGICO. 

L’alopecia colpisce soprattutto gli uomini (circa il 60%), ma anche alcune donne (circa il 20%). Di norma i capelli femminili sono più spessi, resistenti e manifestano una crescita più rapida e prolungata rispetto a quelli maschili. 

In seguito alla menopausa spesso si osservano alcune modifiche morfologiche a livello dei capelli, che tendono ad assottigliarsi e a diradarsi; questo fenomeno rientra nella normalità ed è dovuto alle variazioni ormonali. 

La caduta dei capelli è un problema molto sentito, e presenta notevoli conseguenze psicologiche che spesso ne ostacolano il trattamento. 

Il trattamento dell’alopecia prevede un approccio integrato tra diversi specialisti, basato sull’impiego congiunto di specialità farmaceutiche, prodotti dermocosmetici e integratori nutrizionali, a seconda dei casi. 

Per prevenire e contrastare la caduta dei capelli si seguono due strategie che mirano a: 

  1. Impedire agli ormoni di esercitare i loro effetti sul follicolo  
  1. Stimolare la fase di crescita dei capelli. 

I principali FARMACI in commercio dedicati al trattamento dell’alopecia sono: 

  • FINASTERIDE (per via orale) 
  • MINOXIDIL (per via topica) 

Le principali sostanze cosmetiche anticaduta sono: 

  • VASOATTIVE (ginkgo biloba, olio essenziale di limone e cipresso, il capsico) 
  • STIMOLANTI DEL METABOLISMO CELLULARE (olio essenziali di rosmarino e ginepro, alcune glicoproteine, estratti di cellule staminali vegetali, peptidi biomimetici specifici, estratto di china, ginseng, vitamina B6, vitamina PP, provitamina B5) 
  • ANTIOSSIDANTI (tè verde, ginkgo biloba, uva rossa) 
  • INIBITORI DELLA 5-ALFA REDUTTASI (acido azelaico, olio di Serenoa repens) 

 

Hai bisogno di alcuni chiarimenti? Raccontaci la tua esperienza nei commenti o scrivendo a info@chiediloalfarmacista.it

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“L’utilizzo smodato e inconsapevole dei motori di ricerca nel vano tentativo di automedicarsi può avere effetti indesiderati, anche gravi. Ascolta attentamente il tuo medico e il tuo farmacista, non è nocivo!”

I capelli hanno un ciclo di vita che si sviluppa in tre fasi:  

  • ANAGEN: il capello nasce e si allunga; 
  • CATAGEN: la crescita del capello si arresta; 
  • TELOGEN: i capelli cadono. 

Dopo la caduta, se non si tratta di alopecia, il follicolo pilifero rimane attivo e dà origine ad un nuovo capello. 

Lo sapevi che la perdita di un certo numero di capelli (50-100) durante la giornata rappresenta un fenomeno naturale??? 

Tuttavia, in alcune condizioni questo fenomeno aumenta fino a determinare un diradamento progressivo dei capelli. 

Le cause che possono portare a una tale situazione sono numerose, anche se la genetica gioca un ruolo determinante. La caduta dei capelli (alopecia) può essere di due tipi: 

  1. ALOPECIA REATTIVA: rappresenta una condizione temporanea, è la conseguenza del passaggio di un elevato numero di follicoli dalla fase di crescita alla fase di riposo, e si manifesta con una perdita eccessiva di capelli. Le cause più frequenti sono: 

-malattie sistemiche 

-febbre elevata 

-stress acuto 

-post-partum 

-anoressia 

-bulimia 

-assunzione di farmaci 

-cambiamenti climatici stagionali; 

 

  1. ALOPECIA ANDROGENETICA: è un processo lento e progressivo, che peggiora negli anni e presenta un’elevata componente ormonale e genetica. Gli ormoni androgeni agiscono sui follicoli piliferi trasformandoli e rendendoli sempre più piccoli e superficiali, mentre i fattori genetici influenzano l’età di comparsa e la gravità della condizione.  

In questo caso i capelli vanno incontro ad un processo di assottigliamento, tuttavia non tutti i capelli rispondono allo stesso modo all’azione degli ormoni androgeni, di conseguenza soltanto alcune aree del cuoio capelluto vengono colpite. 

 L’ormone più importante nello sviluppo della calvizie è il DHT (diidrotestosterone), prodotto nel follicolo per azione dell’enzima 5-alfa-reduttasi a partire dal testosterone. 

Lo sapevi che esistono precisi test per diagnosticare l’alopecia? 

I principali sono: 

  • TRICOGRAMMA 
  • FOTOTRICOGRAMMA 
  • MINERALOGRAMMA 
  • ESAME ISTOLOGICO. 

L’alopecia colpisce soprattutto gli uomini (circa il 60%), ma anche alcune donne (circa il 20%). Di norma i capelli femminili sono più spessi, resistenti e manifestano una crescita più rapida e prolungata rispetto a quelli maschili. 

In seguito alla menopausa spesso si osservano alcune modifiche morfologiche a livello dei capelli, che tendono ad assottigliarsi e a diradarsi; questo fenomeno rientra nella normalità ed è dovuto alle variazioni ormonali. 

La caduta dei capelli è un problema molto sentito, e presenta notevoli conseguenze psicologiche che spesso ne ostacolano il trattamento. 

Il trattamento dell’alopecia prevede un approccio integrato tra diversi specialisti, basato sull’impiego congiunto di specialità farmaceutiche, prodotti dermocosmetici e integratori nutrizionali, a seconda dei casi. 

Per prevenire e contrastare la caduta dei capelli si seguono due strategie che mirano a: 

  1. Impedire agli ormoni di esercitare i loro effetti sul follicolo  
  1. Stimolare la fase di crescita dei capelli. 

I principali FARMACI in commercio dedicati al trattamento dell’alopecia sono: 

  • FINASTERIDE (per via orale) 
  • MINOXIDIL (per via topica) 

Le principali sostanze cosmetiche anticaduta sono: 

  • VASOATTIVE (ginkgo biloba, olio essenziale di limone e cipresso, il capsico) 
  • STIMOLANTI DEL METABOLISMO CELLULARE (olio essenziali di rosmarino e ginepro, alcune glicoproteine, estratti di cellule staminali vegetali, peptidi biomimetici specifici, estratto di china, ginseng, vitamina B6, vitamina PP, provitamina B5) 
  • ANTIOSSIDANTI (tè verde, ginkgo biloba, uva rossa) 
  • INIBITORI DELLA 5-ALFA REDUTTASI (acido azelaico, olio di Serenoa repens) 

 

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Contrastare la ritenzione idrica è l’obiettivo di quasi tutte le donne in vista dell’estate!  Con l’aumento della temperatura e dell’umidità, inoltre, si inizia ad avvertire una sensazione di gonfiore e pesantezza con gambe doloranti e si dà più attenzione alla tanta odiata cellulite. Spesso bere tanta acqua, svolgere regolare attività fisica e mangiare bene non basta ed è necessario associare un drenante che possa contrastare il ristagno della linfa, favorire il drenaggio del corpo in modo tale da eliminare i liquidi in eccesso e allo stesso tempo detossificare l’organismo. 

DRENANTI: Quali scegliere?

La fitoterapia sfrutta piante dotate di attività diuretica, drenante e depurativa per contrastare la ritenzione idrica. Sostanze ad azione diuretica agiscono sui reni aumentando la produzione di urina, altre invece agiscono sul fegato, che come sappiamo è l’organo principale deputato alla depurazione dell’organismo, infatti favorendo l’eliminazione delle sostanze di scarto e delle tossine ci si sente meglio e più sgonfi. In più in alcuni drenati troviamo anche sostanze dall’azione carminativa, ossia eliminano fisicamente i gas presenti all’interno dell’intestino, riducendo la fastidiosa sensazione di pancia gonfia come ad esempio il tarassaco o il carciofo. Sostanze come i flavonoidi migliorano il microcircolo aiutando la circolazione dei liquidi corporei, diminuiscono la permeabilità dei capillari e evitano che i liquidi, presenti all’interno dei vasi, fuoriescano nei tessuti, riducendo edemi e gonfiori. 

Quale sono queste sostanze? I rimedi fitoterapici usati per drenare l’organismo sono tanti, ne citiamo alcuni con le principali proprietà. 

Il tarassaco 

Noto e utilizzato per le sue proprietà depurative e disintossicanti, contribuisce alla disintossicazione del nostro organismo dunque a sostenere fegato e cistifellea, stimolando contemporaneamente anche il lavoro dei reni che, attraverso l’urina, porteranno fuori le sostanze di scarto 

La betulla (Betula pendula

E’ una pianta utilizzata per la cura della cellulite oltre che della cistite grazie alle sue proprietà diuretiche e depurative. Le proprietà diuretiche e depurative sono conferite dai flavonoidi, ossidi sesquitepenici, tannini (leucoantocianidine), Vitamina C, acido betulinicoclorogenico e caffeico, resine e olii essenziali. L’incremento di emissione di urina facilita l’eliminazione dell’acqua e delle sostanze in eccesso, accumulate nell’organismo. 

Il Citrus aurantium

Viene oggi largamente utilizzato per la presenza di sinefrina. L’azione di quest’ultima è correlata ad una possibile azione sui grassi corporei, attivando la lipolisi (la rottura e consumo del grasso) e favorendo la termogenesi (incremento delle calorie bruciate dall’organismo). 

La pilosella o pelosella

E’ una pianta della famiglia delle Asteracee con azione coleretica e colagoga, grazie alla sua capacità di stimolare l’escrezione e il deflusso della bile e di promuovere la detossificazione epatica. Inoltre ha proprietà diuretiche contrastando il rischio di calcolosi urica e contribuendo a depurare il sangue dagli eccessi di un’alimentazione ricca di proteine animali. 

L’ananas 

Deve la maggiore proprietà diuretica al gambo del suo frutto ricco di bromelina, un complesso di enzimi proteolitici ad azione digestiva, antinfiammatoria, antiedemigena, antitrombolitica, diuretica. La Bromelina, stimolando la diuresi, ripristinando il trofismo cellulare e normalizzando la struttura del tessuto cutaneo e sottocutaneo, può essere di aiuto nella prevenzione e nella cura della cellulite. Aiuta a sciogliere le fibrille di Collagene che trattengono i cuscinetti adiposi che formano la “buccia d’arancia”, eliminando anche i liquidi in eccesso trattenuti nei tessuti. 

Le foglie di Centella asiatica

Rinforzando ed elasticizzando le pareti dei vasi sanguigni, favoriscono la corretta circolazione periferica, quindi sono indicate per ridurre la permeabilità capillare e l’edema sottocutaneo. 

L’Ortosifon 

Ha riconosciute proprietà diuretiche, essendo un potente eliminatore dell’urea e dei cloruri, e possiede un’azione depurativa, otre ad avere una modesta azione coleretica (ovvero stimola la produzione di bile) e ipocolesterolemizzante. 

In commercio troviamo sia drenanti ad uso interno, generalmente formulati sotto forma di sciroppi, da diluire nell’acqua, formulazioni sotto forma di tisane o integratori per uso orale, sia drenanti ad uso esterno come creme ed oli, prodotti che applicati localmente attraverso un massaggio, stimolano la circolazione periferica e lipolitica sul grasso localizzatosvolgendo un’azione drenante sui ristagni linfatici. 

Una domanda che spesso ci viene posta è “Qual è il miglior drenante”? 

Non esiste il miglior o peggior drenante ma esiste il drenante che riesce a svolgere un’efficace azione detox, che favorisce la diuresi ed ha un effetto anti ritenzione idrica e anticellulite e tutto ciò è garantito sicuramente da una combinazione di più attivi, ognuno con un’azione specifica.  Per voi ne abbiamo selezionati alcuni:  

DREN UP ACTIVE  

A base di estratti secchi titolati di Citrus aurantium (300 mg*), Betulla(250 mg*), Tarassaco(250mg*)Pilosella (250 mg*), Ananas(100 mg*) e Gymnema(41,7 mg*). Inoltre la presenza dell’ Alga spirulina (50 mg*)riduce il senso di fame oltre che essere utile per il sistema immunitario e come antiossidante e immunostimolante.  Da assumere 25 ml al giorno da diluire in 1,5 litri d’acqua da bere durante la giornata 

*valori nutrizionali per dose giornaliera 

DRENA FORTE MARCO VITI  

A base di estratti secchi titolati di Orthosiphon(150 mg*) , Pilosella (150 mg*), Tè verde (90 mg*)Betulla(45 mg*), Gramigna (45 mg*), Equiseto (30 mg*) Rosmarino (30 mg*) e flavonoidi. Da assumere 20 ml di prodotto direttamente alla mattina o diluito in 500 ml di acqua da bere nell’arco della giornata. 

*valori nutrizionali per dose giornaliera 

PESOFORMA DRENANTE LIQUIDO 

La sua azione viene garantita dalla formula a base di 8 estratti vegetali : the verde (200 mg*), Ananas (200 mg*), Violetta del pensiero (200 mg*), Betulla (200 mg*), Orthosiphon (200 mg*), Asparago(200 mg*), Fico (200 mg*), Guaranà (200 mg*). Si consuma diluendo 50 ml in 1 litro d’acqua, da bere nell’arco della giornata 

*valori nutrizionali per dose giornaliera 

 

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La cheratina è una delle componenti principali della fibra capillare. E’ una proteina naturale composta per l’80% da aminoacidi tra i quali sono interposte diverse vitamine ed oligoelementi

Cheratina: la guida completa!

La cheratina è una delle componenti principali della fibra capillare. E’ una proteina naturale composta per l’80% da aminoacidi tra i quali sono interposte diverse vitamine ed oligoelementi; è ricca di zolfo, elemento contenuto nei residui amminoacidici di cisteina. Risulta molto stabile e resistente.

La rigidità dei capelli, peli ed unghie è data proprio dalla presenza dell’aminoacido cisteina le cui molecole si legano a formare delle catene (ponti disolfuro) responsabili della lucentezza e dell’elasticità dei capelli.

Queste catene, grazie anche all’intervento di proteine di sostegno come la fillagrina, si organizzano dapprima in spirali, costituite da coppie di alfa-eliche, e successivamente in strutture decisamente più complesse, note come protofilamenti e protofibrille.

Questa particolare ultrastruttura conferisce alla cheratina caratteristiche chimico-fisiche importanti, quali:

  •        Naturale resistenza alla trazione meccanica;
  •        Ottime proprietà elastiche;
  •        Ottima resistenza agli agenti chimico-fisici;
  •        Buona permeabilità all’acqua;
  •        Luminosità.

È prodotta dai cheratinociti ed è immersa nel loro citosol come filamenti intermedi.

La solidità della cheratina può essere intaccata dall’uso prolungato di sostanze chimiche aggressive contenute nelle tinture per capelli o in alcuni shampoo più aggressivi, ma anche dall’esposizione agli inquinanti atmosferici, alcuni farmaci o trattamenti fisici (piastra, permanente, phon caldo).

Il processo di cheratinizzazione è regolato da fattori:

  •        Genetici;
  •        Ormonali;
  •        Nutrizionali;
  •        Biochimici.

E’ fondamentale dunque seguire uno stile di vita sano evitando carenze dietetiche tali da provocare un’anomala cheratinizzazione.

Per sopperire ad eventuali carenze sono disponibili integratori alimentari a base di cheratina o a base di cisteina (aminoacido precursore della cheratina) in grado di poter offrire all’organismo la componente di cheratina utile al corretto processo di cheratinizzazione.

Un’alternativa vegetale alla cheratina è la Fitocheratina che si compone invece di proteine idrolizzate a basso e medio peso molecolare, derivate da grano, soia, mais e riso.

Tale tipologia di cheratina viene utilizzata nei cosmetici naturali come shampoo o balsamo.

Oltre ai trattamenti per via orale con integratori a base di cheratina sono molto diffusi i trattamenti da fare localmente sui capelli.

 

La grande distinzione da fare è tra trattamenti con e senza formaldeide.

Trattamento alla cheratina con formaldeide:

Essendo la formaldeide un composto chimico altamente irritante è stata emanata nel 2010 una direttiva che limitasse allo 0,2% la concentrazione massima di formaldeide nei prodotti con utilizzo estetico. Tuttavia ancora oggi molti centri estetici utilizzano prodotti a base di cheratina e formaldeide in quanto quest’ultima dona un maggiore effetto levigante.

Trattamento alla cheratina senza formaldeide:

Questa cheratina rappresenta la tipologia più sicura. Le sue proprietà sono quelle della cheratina pura e quindi agisce andando a nutrire i capelli, dona luminosità ai capelli ravvivando il colore e previene l’effetto crespo.

Dunque i benefici maggiori sono:

-capelli morbidi e setosi

-capelli lisci e resistenti

-capelli luminosi

-effetto anti crespo

Quali sono i rischi maggiori?

Essendo la durata del trattamento di tre mesi è necessario ripetere il trattamento per avere un effetto duraturo.

A chi è consigliato il trattamento alla cheratina?

  1.      A chi ha capelli danneggiati, spenti e sfibrati; la cheratina nutre i capelli secchi e sfibrati ed elimina le doppie punte
  2.      A chi ha una chioma indomabile, crespa e riccia; la cheratina riesce a lisciare anche i capelli ricci senza però rovinare o stressare i capelli

A chi NON è consigliato il trattamento alla cheratina?

  1.      A chi ha i capelli troppo fini;
  2.      A chi tende ad avere la cute troppo grassa o troppo sensibile, perché potrebbe alterare l’equilibrio della cute o rischia di essere troppo aggressivo;
  3.      A chi ha i capelli radi.

In quest’ultimo caso, però, si possono scegliere i prodotti con cheratina, come balsamo, maschera per capelli o lo shampoo alla cheratina, che risultano condizionanti ma non eccessivamente aggressivi e agevolano lo styling e l’effetto anti crespo.

Quanto dura il trattamento?

Il trattamento ha una durata di 2 mesi per chi effettua il lavaggio dei capelli 3 o più volte a settimane, mentre la durata può arrivare a 3 mesi per chi effettua meno di 3 lavaggi a settimana.

 

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Quanto tempo dura un cosmetico?

Scadenza Cosmetici chiedilo al farmacista

Da quanto tempo stai utilizzando lo stesso mascara? 

Può sembrare una domanda banale, ma non lo è! 

Molti non sanno che il mascara essendo un cosmetico, prima di essere immesso sul mercato, deve essere notificato al portale di vigilanza dei cosmetici (CPNP), corredato di schede tecniche, schede di sicurezza, scadenza, Challenge Test e PAO (Period After Opening) ovvero il periodo dopo apertura specifico. 

Il PAO in particolare, stabilisce cosa succede ad un prodotto dopo che la confezione è stata aperta, toccata, esposta all’aria, alle tue dita. 

Stabilisce inoltre quanto tempo impiega prima di perdere la sua stabilità, sicurezza ed efficacia. 

Il PAO è estremamente importante! 

Sicuramente il cosmetico una volta superato il PAO o la data di scadenza, non mantiene più le caratteristiche che aveva prima come il colore, l’intensità, la scorrevolezza o il profumo, e alcune volte, sfortunatamente, possiamo incorrere in vere scocciature legate a una crescita microbiologica non controllata; spieghiamoci meglio. 

All’interno dei cosmetici, mascara, creme, blush o terra, sono contenuti componenti necessari e testati per combattere l’invecchiamento del cosmetico stesso e impedire la crescita di BATTERI, MUFFE e LIEVITI all’interno dei cosmetici stessi. Questi conservanti hanno però una durata d’azione limitata nel tempo e dunque quando si supera il PAO e quindi si va oltre il tempo di scadenza riportato sulla confezione primaria o secondaria si incorre nel pericolo di trasformare un mascara sicuro in un recipiente di batteri.  

Abbiamo preso in considerazione il mascara, perché esso viene a contatto diretto con gli occhi, parte delicatissima del viso e dunque si potrebbe incorrere in problematiche serie. 

Cosa può provocare l’utilizzo di un mascara contaminato, ad esempio da uno STAFILOCOCCO AUREUS? Tra le conseguenze più pericolose c’è anche la CECITA’! 

Come faccio a capire se il mio cosmetico è scaduto? 

  1. Attraverso la visione del PAO, il quale ci indica il numero dei mesi durante i quali si può utilizzare il prodotto cosmetico in modo SICURO.
  2. Attraverso la visione della DATA DI DURATA MINIMA, che semplificata viene detta data di scadenza. 

 

Spesso le aziende cosmetiche scelgono di utilizzare sia la DATA DI DURATA MINIMA sia il PAO, in modo da tutelarsi. 

 

CURIOSITA’: 

 

Posso utilizzare lo scovolino di un mascara scaduto? 

No. Anche se lavato con acqua e sapone non è sicuro utilizzare lo scovolino di un prodotto scaduto, in quanto soprattutto tra le setole si possono trovare microrganismi quali batteri, lieviti o muffe. 

 

Dunque, ora che si conoscono i rischi e si sa come evitarli, leggiamo bene le confezioni!  

I cosmetici scadono e periodicamente vanno cambiati. 

 

 

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