Deodoranti o Antitraspiranti: quali sono le differenze?

deodoranti o antitraspiranti: quali differenze?

La sudorazione è un fenomeno naturale e fisiologico che contribuisce a regolare la temperatura corporea affinché non si alzi eccessivamente in caso di attività fisica, momenti emotivamente stressanti o aumento della temperatura esterna. Quando la sudorazione è abbondante e quando intervengono batteri che ne assimilano i lipidi e le proteine, però, il sudore può essere fonte di odori sgradevoli.

È necessario in questo caso, ricorrere all’utilizzo di un deodorante o di un antitraspirante.

Spesso però, si fa confusione: molti erroneamente pensano che si tratti dello stesso tipo di prodotto, ma in realtà sono assolutamente diversi.

Deodorante e Antitraspirante: come funzionano?

I deodoranti mascherano il cattivo odore del sudore grazie alla presenza di ingredienti come il profumo o l’alcol, ma non influenzano la produzione del sudore, poiché non intervengono sul normale processo di traspirazione.

Gli antitraspiranti, invece, oltre alla funzione deodorante, contengono sostante antitraspiranti, come i sali di alluminio, sostanze antibatteriche che bloccano temporaneamente i dotti delle ghiandole sudoripare riducendo la secrezione di sudore.

Come agiscono i Sali di alluminio?

Quando i sali entrano in contatto con l’acqua presente nel canale sudoriparo, formano un film temporaneo che regola il flusso di sudore sotto le ascelle, nelle mani, nei piedi.

In questo modo viene notevolmente ridotta la fuoriuscita del sudore, e la possibilità che sotto le ascelle o sui palmi di mani e piedi si crei un ambiente caldo umido, prolifico per i batteri, che sono poi la causa dei cattivi odori.

Cos’è invece l’allume di rocca? È un sale naturale, misto di alluminio e potassio, insapore, che a temperatura ambiente si presenta sotto forma di solido trasparente. La sua prima proprietà è soprattutto quella antitraspirante e antibatterica: la componente salina di questo minerale crea un ambiente inospitale per i batteri: la sudorazione fisiologica non viene bloccata ma piuttosto agisce come una “pellicola” protettiva sulle ghiandole sudoripare che impediscono l’attecchire dei batteri del cattivo odore. In più, l’allume di rocca è un ottimo disinfettante: viene infatti impiegato su qualsiasi tipo di irritazione della pelle, eruzioni cutanee e bruciori.

In commercio si possono trovare numerose tipologie di deodoranti e antitraspiranti che permettono una scelta personalizzata sulla base delle proprie esigenze: spray, stick, roll-on, creme, squeeze.

Deodoranti e Antitraspiranti: consigli utili

  • È importante prestare attenzione all’igiene personale: lava con cura la zona in cui verrà applicato il deodorante o l’antitraspirante, eliminando sia i residui di detergente che l’eventuale cattivo odore precedentemente presente.
  • L’igiene deve essere adattata ai diversi periodi che si susseguono nel corso della vita. Presta attenzione a fasi come la pubertà o a momenti in cui vi è un’eccessiva sudorazione, ad esempio durante la stagione calda o quando si svolge attività fisica, adottando così i dovuti accorgimenti.
  • In presenza di pelle sensibile è meglio evitare deodoranti e antitraspiranti contenenti alcol o profumi, che potrebbero irritare la pelle: è preferibile utilizzare prodotti ipoallergenici!
  • Dopo la depilazione, è buona norma attendere almeno un giorno prima di applicare deodoranti e antitraspiranti.

Deodoranti e Antitraspiranti in commercio

-Eucerin 24 h Deodorante Pelle Sensibile Roll-on: la protezione di Eucerin deodorante per pelle sensibile è disponibile anche nella versione roll-on, pratica da applicare e da portare sempre con sé per prevenire la comparsa di odori sgradevoli.

-Eucerin 48 h Anti-Transpirant Roll-On: a chi soffre di sudorazione forte, Eucerin propone l’antitraspirante 48 h, che offre una protezione duratura dall’ipersudorazione. Questo deodorante efficace è adatto anche alla pelle sensibile e depilata, e grazie all’alta concentrazione di Alluminio Cloridrato agisce in profondità sulle ghiandole sudoripare diminuendo la secrezione di sudore per molte ore.

-La linea Perspirex è formata da antitraspiranti, a base di sali di alluminio, utili nel contrastare la sudorazione eccessiva e gli odori sgradevoli.

-Tutta la linea di deodoranti Chiedilo al Farmacista, a base di Allume di Rocca, un antibatterico naturale che combatte i batteri responsabili della formazione dei cattivi odori, rigenera, rinfresca e idrata la pelle e le dona una sensazione di freschezza e pulizia tutto il giorno.

 

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PROTEZIONE SOLARE, SPF E FOTOTIPO: facciamo chiarezza!

Nonostante tutto la bella stagione sta arrivando e non possiamo farci trovare impreparati. 

Per migliaia di anni l’emblema della bellezza femminile è stato il candore della pelle, a richiamo del colore della porcellana, elemento distintivo delle classi agiate. Dopo la Seconda guerra mondiale, grazie allo sviluppo economico e dei trasporti, la tintarella è diventata il simbolo di benessere e prosperità. 

Per molti anni sono stati decantati gli effetti benefici dei raggi solare e solo più tardi sono emersi gli effetti negativi. Tra gli effetti positivi evidenziamo sicuramente: 

  • Fotosintesi della vitamina D: essenziale per una corretta mineralizzazione delle ossa e dei denti; 
  • Pigmentazione: fenomeno dell’abbronzatura che rappresenta il nostro meccanismo di difesa fisiologico; 
  • Azione antibatterica: utile nella prevenzione di alcune manifestazioni cutanee; 
  • Aumento della sudorazione: grazie all’aumento della temperatura corporea, cosi da avere l’eliminazione delle tossine attraverso la cute; 
  • Rilascio di sostanze antiossidanti e protettive: come per esempio l’acido urocanico; 
  • Effetti antidepressivi: è conosciuta infatti la SAD, disturbo affettivo stagionale, dovuto alla carenza di SEROTONINA e MELANINA durante i periodi invernali. 

Nonostante siano molti gli effetti positivi nel corso degli anni sono stati molti gli studi che hanno messo in evidenza i danni creati dalla scorretta esposizione ai raggi solari.  

Tra queste abbiamo: 

  • Eritema: irritazione cutanea dovuta al meccanismo di infiammazione cutanea indotto dai raggi UV (UVB); 
  • Produzione radicali liberi: molecole instabili in grado di alterare componenti cellulari fondamentali; 
  • Fotoinvecchiamento: alterazione della cute che provoca ispessimento della pelle, comparsa di rughe profonde, colore giallastro, pelle ruvida, lassa e secca. 
  • Tumori cutanei: il melanoma è sicuramente la conseguenza più temuta dai raggi UV; 
  • Reazioni di fotosensibilità: dovute all’assunzione di farmaci fototossici o dovute all’uso di cosmetici contenenti molecole fotoallergiche. 

Dopo aver analizzato i pro e i contro ora è giusto capire come possiamo evitare i danni dei raggi UV. 

L’unica soluzione è: PROTEGGERSI.  

Per poterlo fare in modo corretto è giusto conoscere il proprio FOTOTIPO e in base a quello scegliere la giusta protezione. 

Il dermatologo inglese Fitzpatrick ha individuato 6 fototipi: 

  • Fototipo I: CELTICO, pelle molto chiara ed estremamente sensibile, presenza di lentiggini, capelli rossi o biondi; 
  • Fototipo II: GERMANICO, pelle chiara e sensibile, occhi chiari e capelli biondi; 
  • Fototipo III: MISTO, pelle mediamente chiara, occhi chiari o scuri, capelli castani; 
  • Fototipo IV: MEDITERRANEO, pelle abbastanza scura e non particolarmente sensibile, occhi scuri e capelli castani o neri; 
  • Fototipo V: SUDAMERICANO, pelle scura e poco sensibile, occhi scuri e capelli neri; 
  • Fototipo VI: NERO, pelle nera e poco sensibile, occhi scuri e capelli neri. 

In base al fototipo scegliamo il fattore di protezione più adatto. Nei prodotti solari sono presenti, oltre a sostanze emollienti, idratanti e antiossidanti, i filtri solari. 

Distinguiamo i filtri solari fisici e chimici e più delle volte nei prodotti troviamo la giusta combinazione dei due. 

Tali prodotti sono studiati per proteggerci dai raggi UV. Se i raggi UVC non arrivano sulla terra e quindi non sono di nostro interesse, gli UVA e gli UVB . 

  1. UVA: hanno un alto potere di penetrazione infatti attraversano anche il vetro, stimolano la maturazione della melanina già esistente, causano fotoinvecchiamento, sono i responsabili della formazione di tumori, sono responsabili di fotosensibilità; 
  1. UVB: hanno un basso potere di penetrazione, stimolano la sintesi di nuova melanina, causano eritema e tumori cutanei, non sono responsabili di fotosensibilità. 

Più altro è l’SPF più alto dovrebbe essere la nostra protezione essendo quest’ultimo il parametro che indica la capacità protettiva del prodotto solare. 

 Distinguiamo: 

  • SPF tra 2 e 6: ABBRONZANTI 
  • SPF tra 6 e 10: BASSA PROTEZIONE (per FOTOTIPO V e VI) 
  • SPF tra 15 e 25: MEDIA PROTEZIONE (per FOTOTIPO IV) 
  • SPF tra 30 e 50: ALTA PROTEZIONE (per FOTOTIPO III) 
  • SPF 50+ e oltre: PROTEZIONE MOLTO ALTA (per FOTOTIPO I e II) 

Per stabilire tali parametri sono stati fatti test sia in vivo che in vitro in cui sono stati usati quantitativi di prodotto sicuramente più elevato rispetto a quello che noi applichiamo quando ci proteggiamo. Detto ciò è meglio utilizzare prodotti con fattore di protezione più alto rispetto a quello necessario. 

Si, perché esattamente un adulto dovrebbe applicare almeno 36 grammi di prodotto (6 cucchiaini da tè colmi). 

Cosa da tenere a mente: nonostante una crema possa avere il fattore di protezione alto (50+) essa deve essere comunque applicata ogni 2/3 ore. 

 

Curiosità:  

Nel 2005 fu coniato il termine TANORESSIA per indicare la patologia del sole.  

Tale patologia descrive una vera e propria dipendenza nei confronti dell’abbronzatura. Questo disturbo interessa il 20% della popolazione italiana in maniera conclamata. 

Sembra infatti che le cellule epidermiche in seguito a stimolazione dei raggi UV producano endorfine e per questo il comportamento dei “tanoressici” può dirsi compulsivo poiché attiva il circuito del piacere a livello cerebrale. 

         

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I CAPELLI E IL LORO CICLO VITALE

I CAPELLI E IL LORO CICLO VITALE.

I capelli hanno un ciclo di vita che si sviluppa in tre fasi:  

  • ANAGEN: il capello nasce e si allunga; 
  • CATAGEN: la crescita del capello si arresta; 
  • TELOGEN: i capelli cadono. 

Dopo la caduta, se non si tratta di alopecia, il follicolo pilifero rimane attivo e dà origine ad un nuovo capello. 

Lo sapevi che la perdita di un certo numero di capelli (50-100) durante la giornata rappresenta un fenomeno naturale??? 

Tuttavia, in alcune condizioni questo fenomeno aumenta fino a determinare un diradamento progressivo dei capelli. 

Le cause che possono portare a una tale situazione sono numerose, anche se la genetica gioca un ruolo determinante. La caduta dei capelli (alopecia) può essere di due tipi: 

  1. ALOPECIA REATTIVA: rappresenta una condizione temporanea, è la conseguenza del passaggio di un elevato numero di follicoli dalla fase di crescita alla fase di riposo, e si manifesta con una perdita eccessiva di capelli. Le cause più frequenti sono: 

-malattie sistemiche 

-febbre elevata 

-stress acuto 

-post-partum 

-anoressia 

-bulimia 

-assunzione di farmaci 

-cambiamenti climatici stagionali; 

 

  1. ALOPECIA ANDROGENETICA: è un processo lento e progressivo, che peggiora negli anni e presenta un’elevata componente ormonale e genetica. Gli ormoni androgeni agiscono sui follicoli piliferi trasformandoli e rendendoli sempre più piccoli e superficiali, mentre i fattori genetici influenzano l’età di comparsa e la gravità della condizione.  

In questo caso i capelli vanno incontro ad un processo di assottigliamento, tuttavia non tutti i capelli rispondono allo stesso modo all’azione degli ormoni androgeni, di conseguenza soltanto alcune aree del cuoio capelluto vengono colpite. 

 L’ormone più importante nello sviluppo della calvizie è il DHT (diidrotestosterone), prodotto nel follicolo per azione dell’enzima 5-alfa-reduttasi a partire dal testosterone. 

Lo sapevi che esistono precisi test per diagnosticare l’alopecia? 

I principali sono: 

  • TRICOGRAMMA 
  • FOTOTRICOGRAMMA 
  • MINERALOGRAMMA 
  • ESAME ISTOLOGICO. 

L’alopecia colpisce soprattutto gli uomini (circa il 60%), ma anche alcune donne (circa il 20%). Di norma i capelli femminili sono più spessi, resistenti e manifestano una crescita più rapida e prolungata rispetto a quelli maschili. 

In seguito alla menopausa spesso si osservano alcune modifiche morfologiche a livello dei capelli, che tendono ad assottigliarsi e a diradarsi; questo fenomeno rientra nella normalità ed è dovuto alle variazioni ormonali. 

La caduta dei capelli è un problema molto sentito, e presenta notevoli conseguenze psicologiche che spesso ne ostacolano il trattamento. 

Il trattamento dell’alopecia prevede un approccio integrato tra diversi specialisti, basato sull’impiego congiunto di specialità farmaceutiche, prodotti dermocosmetici e integratori nutrizionali, a seconda dei casi. 

Per prevenire e contrastare la caduta dei capelli si seguono due strategie che mirano a: 

  1. Impedire agli ormoni di esercitare i loro effetti sul follicolo  
  1. Stimolare la fase di crescita dei capelli. 

I principali FARMACI in commercio dedicati al trattamento dell’alopecia sono: 

  • FINASTERIDE (per via orale) 
  • MINOXIDIL (per via topica) 

Le principali sostanze cosmetiche anticaduta sono: 

  • VASOATTIVE (ginkgo biloba, olio essenziale di limone e cipresso, il capsico) 
  • STIMOLANTI DEL METABOLISMO CELLULARE (olio essenziali di rosmarino e ginepro, alcune glicoproteine, estratti di cellule staminali vegetali, peptidi biomimetici specifici, estratto di china, ginseng, vitamina B6, vitamina PP, provitamina B5) 
  • ANTIOSSIDANTI (tè verde, ginkgo biloba, uva rossa) 
  • INIBITORI DELLA 5-ALFA REDUTTASI (acido azelaico, olio di Serenoa repens) 

 

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I capelli hanno un ciclo di vita che si sviluppa in tre fasi:  

  • ANAGEN: il capello nasce e si allunga; 
  • CATAGEN: la crescita del capello si arresta; 
  • TELOGEN: i capelli cadono. 

Dopo la caduta, se non si tratta di alopecia, il follicolo pilifero rimane attivo e dà origine ad un nuovo capello. 

Lo sapevi che la perdita di un certo numero di capelli (50-100) durante la giornata rappresenta un fenomeno naturale??? 

Tuttavia, in alcune condizioni questo fenomeno aumenta fino a determinare un diradamento progressivo dei capelli. 

Le cause che possono portare a una tale situazione sono numerose, anche se la genetica gioca un ruolo determinante. La caduta dei capelli (alopecia) può essere di due tipi: 

  1. ALOPECIA REATTIVA: rappresenta una condizione temporanea, è la conseguenza del passaggio di un elevato numero di follicoli dalla fase di crescita alla fase di riposo, e si manifesta con una perdita eccessiva di capelli. Le cause più frequenti sono: 

-malattie sistemiche 

-febbre elevata 

-stress acuto 

-post-partum 

-anoressia 

-bulimia 

-assunzione di farmaci 

-cambiamenti climatici stagionali; 

 

  1. ALOPECIA ANDROGENETICA: è un processo lento e progressivo, che peggiora negli anni e presenta un’elevata componente ormonale e genetica. Gli ormoni androgeni agiscono sui follicoli piliferi trasformandoli e rendendoli sempre più piccoli e superficiali, mentre i fattori genetici influenzano l’età di comparsa e la gravità della condizione.  

In questo caso i capelli vanno incontro ad un processo di assottigliamento, tuttavia non tutti i capelli rispondono allo stesso modo all’azione degli ormoni androgeni, di conseguenza soltanto alcune aree del cuoio capelluto vengono colpite. 

 L’ormone più importante nello sviluppo della calvizie è il DHT (diidrotestosterone), prodotto nel follicolo per azione dell’enzima 5-alfa-reduttasi a partire dal testosterone. 

Lo sapevi che esistono precisi test per diagnosticare l’alopecia? 

I principali sono: 

  • TRICOGRAMMA 
  • FOTOTRICOGRAMMA 
  • MINERALOGRAMMA 
  • ESAME ISTOLOGICO. 

L’alopecia colpisce soprattutto gli uomini (circa il 60%), ma anche alcune donne (circa il 20%). Di norma i capelli femminili sono più spessi, resistenti e manifestano una crescita più rapida e prolungata rispetto a quelli maschili. 

In seguito alla menopausa spesso si osservano alcune modifiche morfologiche a livello dei capelli, che tendono ad assottigliarsi e a diradarsi; questo fenomeno rientra nella normalità ed è dovuto alle variazioni ormonali. 

La caduta dei capelli è un problema molto sentito, e presenta notevoli conseguenze psicologiche che spesso ne ostacolano il trattamento. 

Il trattamento dell’alopecia prevede un approccio integrato tra diversi specialisti, basato sull’impiego congiunto di specialità farmaceutiche, prodotti dermocosmetici e integratori nutrizionali, a seconda dei casi. 

Per prevenire e contrastare la caduta dei capelli si seguono due strategie che mirano a: 

  1. Impedire agli ormoni di esercitare i loro effetti sul follicolo  
  1. Stimolare la fase di crescita dei capelli. 

I principali FARMACI in commercio dedicati al trattamento dell’alopecia sono: 

  • FINASTERIDE (per via orale) 
  • MINOXIDIL (per via topica) 

Le principali sostanze cosmetiche anticaduta sono: 

  • VASOATTIVE (ginkgo biloba, olio essenziale di limone e cipresso, il capsico) 
  • STIMOLANTI DEL METABOLISMO CELLULARE (olio essenziali di rosmarino e ginepro, alcune glicoproteine, estratti di cellule staminali vegetali, peptidi biomimetici specifici, estratto di china, ginseng, vitamina B6, vitamina PP, provitamina B5) 
  • ANTIOSSIDANTI (tè verde, ginkgo biloba, uva rossa) 
  • INIBITORI DELLA 5-ALFA REDUTTASI (acido azelaico, olio di Serenoa repens) 

 

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Contrastare la ritenzione idrica è l’obiettivo di quasi tutte le donne in vista dell’estate!  Con l’aumento della temperatura e dell’umidità, inoltre, si inizia ad avvertire una sensazione di gonfiore e pesantezza con gambe doloranti e si dà più attenzione alla tanta odiata cellulite. Spesso bere tanta acqua, svolgere regolare attività fisica e mangiare bene non basta ed è necessario associare un drenante che possa contrastare il ristagno della linfa, favorire il drenaggio del corpo in modo tale da eliminare i liquidi in eccesso e allo stesso tempo detossificare l’organismo. 

DRENANTI: Quali scegliere?

La fitoterapia sfrutta piante dotate di attività diuretica, drenante e depurativa per contrastare la ritenzione idrica. Sostanze ad azione diuretica agiscono sui reni aumentando la produzione di urina, altre invece agiscono sul fegato, che come sappiamo è l’organo principale deputato alla depurazione dell’organismo, infatti favorendo l’eliminazione delle sostanze di scarto e delle tossine ci si sente meglio e più sgonfi. In più in alcuni drenati troviamo anche sostanze dall’azione carminativa, ossia eliminano fisicamente i gas presenti all’interno dell’intestino, riducendo la fastidiosa sensazione di pancia gonfia come ad esempio il tarassaco o il carciofo. Sostanze come i flavonoidi migliorano il microcircolo aiutando la circolazione dei liquidi corporei, diminuiscono la permeabilità dei capillari e evitano che i liquidi, presenti all’interno dei vasi, fuoriescano nei tessuti, riducendo edemi e gonfiori. 

Quale sono queste sostanze? I rimedi fitoterapici usati per drenare l’organismo sono tanti, ne citiamo alcuni con le principali proprietà. 

Il tarassaco 

Noto e utilizzato per le sue proprietà depurative e disintossicanti, contribuisce alla disintossicazione del nostro organismo dunque a sostenere fegato e cistifellea, stimolando contemporaneamente anche il lavoro dei reni che, attraverso l’urina, porteranno fuori le sostanze di scarto 

La betulla (Betula pendula

E’ una pianta utilizzata per la cura della cellulite oltre che della cistite grazie alle sue proprietà diuretiche e depurative. Le proprietà diuretiche e depurative sono conferite dai flavonoidi, ossidi sesquitepenici, tannini (leucoantocianidine), Vitamina C, acido betulinicoclorogenico e caffeico, resine e olii essenziali. L’incremento di emissione di urina facilita l’eliminazione dell’acqua e delle sostanze in eccesso, accumulate nell’organismo. 

Il Citrus aurantium

Viene oggi largamente utilizzato per la presenza di sinefrina. L’azione di quest’ultima è correlata ad una possibile azione sui grassi corporei, attivando la lipolisi (la rottura e consumo del grasso) e favorendo la termogenesi (incremento delle calorie bruciate dall’organismo). 

La pilosella o pelosella

E’ una pianta della famiglia delle Asteracee con azione coleretica e colagoga, grazie alla sua capacità di stimolare l’escrezione e il deflusso della bile e di promuovere la detossificazione epatica. Inoltre ha proprietà diuretiche contrastando il rischio di calcolosi urica e contribuendo a depurare il sangue dagli eccessi di un’alimentazione ricca di proteine animali. 

L’ananas 

Deve la maggiore proprietà diuretica al gambo del suo frutto ricco di bromelina, un complesso di enzimi proteolitici ad azione digestiva, antinfiammatoria, antiedemigena, antitrombolitica, diuretica. La Bromelina, stimolando la diuresi, ripristinando il trofismo cellulare e normalizzando la struttura del tessuto cutaneo e sottocutaneo, può essere di aiuto nella prevenzione e nella cura della cellulite. Aiuta a sciogliere le fibrille di Collagene che trattengono i cuscinetti adiposi che formano la “buccia d’arancia”, eliminando anche i liquidi in eccesso trattenuti nei tessuti. 

Le foglie di Centella asiatica

Rinforzando ed elasticizzando le pareti dei vasi sanguigni, favoriscono la corretta circolazione periferica, quindi sono indicate per ridurre la permeabilità capillare e l’edema sottocutaneo. 

L’Ortosifon 

Ha riconosciute proprietà diuretiche, essendo un potente eliminatore dell’urea e dei cloruri, e possiede un’azione depurativa, otre ad avere una modesta azione coleretica (ovvero stimola la produzione di bile) e ipocolesterolemizzante. 

In commercio troviamo sia drenanti ad uso interno, generalmente formulati sotto forma di sciroppi, da diluire nell’acqua, formulazioni sotto forma di tisane o integratori per uso orale, sia drenanti ad uso esterno come creme ed oli, prodotti che applicati localmente attraverso un massaggio, stimolano la circolazione periferica e lipolitica sul grasso localizzatosvolgendo un’azione drenante sui ristagni linfatici. 

Una domanda che spesso ci viene posta è “Qual è il miglior drenante”? 

Non esiste il miglior o peggior drenante ma esiste il drenante che riesce a svolgere un’efficace azione detox, che favorisce la diuresi ed ha un effetto anti ritenzione idrica e anticellulite e tutto ciò è garantito sicuramente da una combinazione di più attivi, ognuno con un’azione specifica.  Per voi ne abbiamo selezionati alcuni:  

DREN UP ACTIVE  

A base di estratti secchi titolati di Citrus aurantium (300 mg*), Betulla(250 mg*), Tarassaco(250mg*)Pilosella (250 mg*), Ananas(100 mg*) e Gymnema(41,7 mg*). Inoltre la presenza dell’ Alga spirulina (50 mg*)riduce il senso di fame oltre che essere utile per il sistema immunitario e come antiossidante e immunostimolante.  Da assumere 25 ml al giorno da diluire in 1,5 litri d’acqua da bere durante la giornata 

*valori nutrizionali per dose giornaliera 

DRENA FORTE MARCO VITI  

A base di estratti secchi titolati di Orthosiphon(150 mg*) , Pilosella (150 mg*), Tè verde (90 mg*)Betulla(45 mg*), Gramigna (45 mg*), Equiseto (30 mg*) Rosmarino (30 mg*) e flavonoidi. Da assumere 20 ml di prodotto direttamente alla mattina o diluito in 500 ml di acqua da bere nell’arco della giornata. 

*valori nutrizionali per dose giornaliera 

PESOFORMA DRENANTE LIQUIDO 

La sua azione viene garantita dalla formula a base di 8 estratti vegetali : the verde (200 mg*), Ananas (200 mg*), Violetta del pensiero (200 mg*), Betulla (200 mg*), Orthosiphon (200 mg*), Asparago(200 mg*), Fico (200 mg*), Guaranà (200 mg*). Si consuma diluendo 50 ml in 1 litro d’acqua, da bere nell’arco della giornata 

*valori nutrizionali per dose giornaliera 

 

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“L’utilizzo smodato e inconsapevole dei motori di ricerca nel vano tentativo di automedicarsi può avere effetti indesiderati, anche gravi. Ascolta attentamente il tuo medico e il tuo farmacista, non è nocivo!”

La cheratina è una delle componenti principali della fibra capillare. E’ una proteina naturale composta per l’80% da aminoacidi tra i quali sono interposte diverse vitamine ed oligoelementi

Cheratina: la guida completa!

La cheratina è una delle componenti principali della fibra capillare. E’ una proteina naturale composta per l’80% da aminoacidi tra i quali sono interposte diverse vitamine ed oligoelementi; è ricca di zolfo, elemento contenuto nei residui amminoacidici di cisteina. Risulta molto stabile e resistente.

La rigidità dei capelli, peli ed unghie è data proprio dalla presenza dell’aminoacido cisteina le cui molecole si legano a formare delle catene (ponti disolfuro) responsabili della lucentezza e dell’elasticità dei capelli.

Queste catene, grazie anche all’intervento di proteine di sostegno come la fillagrina, si organizzano dapprima in spirali, costituite da coppie di alfa-eliche, e successivamente in strutture decisamente più complesse, note come protofilamenti e protofibrille.

Questa particolare ultrastruttura conferisce alla cheratina caratteristiche chimico-fisiche importanti, quali:

  •        Naturale resistenza alla trazione meccanica;
  •        Ottime proprietà elastiche;
  •        Ottima resistenza agli agenti chimico-fisici;
  •        Buona permeabilità all’acqua;
  •        Luminosità.

È prodotta dai cheratinociti ed è immersa nel loro citosol come filamenti intermedi.

La solidità della cheratina può essere intaccata dall’uso prolungato di sostanze chimiche aggressive contenute nelle tinture per capelli o in alcuni shampoo più aggressivi, ma anche dall’esposizione agli inquinanti atmosferici, alcuni farmaci o trattamenti fisici (piastra, permanente, phon caldo).

Il processo di cheratinizzazione è regolato da fattori:

  •        Genetici;
  •        Ormonali;
  •        Nutrizionali;
  •        Biochimici.

E’ fondamentale dunque seguire uno stile di vita sano evitando carenze dietetiche tali da provocare un’anomala cheratinizzazione.

Per sopperire ad eventuali carenze sono disponibili integratori alimentari a base di cheratina o a base di cisteina (aminoacido precursore della cheratina) in grado di poter offrire all’organismo la componente di cheratina utile al corretto processo di cheratinizzazione.

Un’alternativa vegetale alla cheratina è la Fitocheratina che si compone invece di proteine idrolizzate a basso e medio peso molecolare, derivate da grano, soia, mais e riso.

Tale tipologia di cheratina viene utilizzata nei cosmetici naturali come shampoo o balsamo.

Oltre ai trattamenti per via orale con integratori a base di cheratina sono molto diffusi i trattamenti da fare localmente sui capelli.

 

La grande distinzione da fare è tra trattamenti con e senza formaldeide.

Trattamento alla cheratina con formaldeide:

Essendo la formaldeide un composto chimico altamente irritante è stata emanata nel 2010 una direttiva che limitasse allo 0,2% la concentrazione massima di formaldeide nei prodotti con utilizzo estetico. Tuttavia ancora oggi molti centri estetici utilizzano prodotti a base di cheratina e formaldeide in quanto quest’ultima dona un maggiore effetto levigante.

Trattamento alla cheratina senza formaldeide:

Questa cheratina rappresenta la tipologia più sicura. Le sue proprietà sono quelle della cheratina pura e quindi agisce andando a nutrire i capelli, dona luminosità ai capelli ravvivando il colore e previene l’effetto crespo.

Dunque i benefici maggiori sono:

-capelli morbidi e setosi

-capelli lisci e resistenti

-capelli luminosi

-effetto anti crespo

Quali sono i rischi maggiori?

Essendo la durata del trattamento di tre mesi è necessario ripetere il trattamento per avere un effetto duraturo.

A chi è consigliato il trattamento alla cheratina?

  1.      A chi ha capelli danneggiati, spenti e sfibrati; la cheratina nutre i capelli secchi e sfibrati ed elimina le doppie punte
  2.      A chi ha una chioma indomabile, crespa e riccia; la cheratina riesce a lisciare anche i capelli ricci senza però rovinare o stressare i capelli

A chi NON è consigliato il trattamento alla cheratina?

  1.      A chi ha i capelli troppo fini;
  2.      A chi tende ad avere la cute troppo grassa o troppo sensibile, perché potrebbe alterare l’equilibrio della cute o rischia di essere troppo aggressivo;
  3.      A chi ha i capelli radi.

In quest’ultimo caso, però, si possono scegliere i prodotti con cheratina, come balsamo, maschera per capelli o lo shampoo alla cheratina, che risultano condizionanti ma non eccessivamente aggressivi e agevolano lo styling e l’effetto anti crespo.

Quanto dura il trattamento?

Il trattamento ha una durata di 2 mesi per chi effettua il lavaggio dei capelli 3 o più volte a settimane, mentre la durata può arrivare a 3 mesi per chi effettua meno di 3 lavaggi a settimana.

 

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“L’utilizzo smodato e inconsapevole dei motori di ricerca nel vano tentativo di automedicarsi può avere effetti indesiderati, anche gravi. Ascolta attentamente il tuo medico e il tuo farmacista, non è nocivo!”

Quanto tempo dura un cosmetico?

Scadenza Cosmetici chiedilo al farmacista

Da quanto tempo stai utilizzando lo stesso mascara? 

Può sembrare una domanda banale, ma non lo è! 

Molti non sanno che il mascara essendo un cosmetico, prima di essere immesso sul mercato, deve essere notificato al portale di vigilanza dei cosmetici (CPNP), corredato di schede tecniche, schede di sicurezza, scadenza, Challenge Test e PAO (Period After Opening) ovvero il periodo dopo apertura specifico. 

Il PAO in particolare, stabilisce cosa succede ad un prodotto dopo che la confezione è stata aperta, toccata, esposta all’aria, alle tue dita. 

Stabilisce inoltre quanto tempo impiega prima di perdere la sua stabilità, sicurezza ed efficacia. 

Il PAO è estremamente importante! 

Sicuramente il cosmetico una volta superato il PAO o la data di scadenza, non mantiene più le caratteristiche che aveva prima come il colore, l’intensità, la scorrevolezza o il profumo, e alcune volte, sfortunatamente, possiamo incorrere in vere scocciature legate a una crescita microbiologica non controllata; spieghiamoci meglio. 

All’interno dei cosmetici, mascara, creme, blush o terra, sono contenuti componenti necessari e testati per combattere l’invecchiamento del cosmetico stesso e impedire la crescita di BATTERI, MUFFE e LIEVITI all’interno dei cosmetici stessi. Questi conservanti hanno però una durata d’azione limitata nel tempo e dunque quando si supera il PAO e quindi si va oltre il tempo di scadenza riportato sulla confezione primaria o secondaria si incorre nel pericolo di trasformare un mascara sicuro in un recipiente di batteri.  

Abbiamo preso in considerazione il mascara, perché esso viene a contatto diretto con gli occhi, parte delicatissima del viso e dunque si potrebbe incorrere in problematiche serie. 

Cosa può provocare l’utilizzo di un mascara contaminato, ad esempio da uno STAFILOCOCCO AUREUS? Tra le conseguenze più pericolose c’è anche la CECITA’! 

Come faccio a capire se il mio cosmetico è scaduto? 

  1. Attraverso la visione del PAO, il quale ci indica il numero dei mesi durante i quali si può utilizzare il prodotto cosmetico in modo SICURO.
  2. Attraverso la visione della DATA DI DURATA MINIMA, che semplificata viene detta data di scadenza. 

 

Spesso le aziende cosmetiche scelgono di utilizzare sia la DATA DI DURATA MINIMA sia il PAO, in modo da tutelarsi. 

 

CURIOSITA’: 

 

Posso utilizzare lo scovolino di un mascara scaduto? 

No. Anche se lavato con acqua e sapone non è sicuro utilizzare lo scovolino di un prodotto scaduto, in quanto soprattutto tra le setole si possono trovare microrganismi quali batteri, lieviti o muffe. 

 

Dunque, ora che si conoscono i rischi e si sa come evitarli, leggiamo bene le confezioni!  

I cosmetici scadono e periodicamente vanno cambiati. 

 

 

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Igienizzanti mani… Con o senza alcool? 

gel igienizzante mani

 

L’igiene delle mani è un elemento fondamentale per prevenire le infezioni;  infatti una piccola percentuale di microrganismi non patogeni risiedono normalmente sulla cute senza creare danni. A questi, però, possono aggiungersi virus e batteri che circolano nell’aria o con cui veniamo in contatto toccando le diverse superfici. I germi patogeni che si annidano sulla nostra pelle possono essere responsabili di molte malattie, dalle più frequenti e meno gravi, come l’influenza e il raffreddore, a quelle più severe. 

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ogni anno promuove la giornata mondiale per il lavaggio delle mani per ricordare l’importanza di questo gesto semplice, ma essenziale per la prevenzione delle infezioni trasmissibili, soprattutto negli ambienti ospedalieri e di cura. 

Ma… non basta aprire il rubinetto e passare le mani sotto il getto dell’acqua per eliminare il problema. 

Per rimuovere i germi dalle mani in alcuni casi è sufficiente l’utilizzo di sapone (meglio quello liquido della saponetta) e acqua corrente, preferibilmente calda: il sapone liquido non è esposto all’aria e quindi non permette ai germi di proliferare, come invece può accadere sulla superficie della saponetta 

Il lavaggio antisettico invece ha senso soprattutto in alcune circostanze, come in ospedale, prima di manipolare farmaci o preparare il cibo in quanto gli agenti antisettici neutralizzano germi, virus, funghi e batteriI detergenti più utilizzati contenenti agenti antisettici sono quelli a base di  clorexidina gluconato, iodofori e triclosan. 

In assenza di acqua, invece, si può ricorrere ai cosiddetti hand sanitizers (igienizzanti per le mani). 

Ma questi devono o non devono contenere alcol? 

La maggior parte delle formulazioni esistenti sono a base di alcol etilico (il contenuto va dal 60% al 85%)Questo proprio per l’efficacia dell’alcol nell’uccidere batteri e alcuni tipi di virus: alcune ricerche hanno dimostrato che l’alcol è in grado di uccidere sia i microrganismi patogeni che la flora batterica, ma non comporta nessun rischio per quanto riguarda i microrganismi ‘buoni’ che sono naturalmente presenti sulla pelle. 

Per quanto riguarda invece i gel igienizzanti senza alcol, questi si avvalgono di altri agenti come il benzalconio cloruro o il triclosan  ma è necessario fare una serie di considerazioni. Pur essendo efficaci nel contrastare i batteri, con il passare del tempo e un uso prolungato, i batteri possono sviluppare una resistenza nei confronti di alcuni agenti utilizzati nei gel alcol-free, cosa che invece non accade con l’alcol; inoltre è necessario sapere che alcuni degli ingredienti dei gel alcol-free sono inquinanti per l’ambiente e, se combinati ad altri agenti, possono persino diventare tossici. Infine, a differenza dei gel igienizzanti con alcol, quelli alcol-free sono più esposti ad un’eventuale contaminazione che pregiudica l’efficacia del gel. 

Quali sono gli igienizzanti mani contenenti alcol in commercio? 

Un esempio è L’AMUCHINA: 

Amuchina gel X-germ: La sua particolare formulazione è in grado di ridurre efficacemente in pochi secondi germi e batteri presenti sulla cute. Amuchina Gel x-germ Disinfettante Mani è attivo su virus (Influenzali, hivhbvhcv) funghi e batteri gram+ e gram– (inclusi Candida AlbicansMycobacterium TubercolosisStaphylococcus Aureus, Escherichia Coli) 

Composizione per 100 g di prodotto: Alcool etilico denaturato 63 g, acqua depurata ed eccipienti: PEG-75 Lanolin, profumo, CarbomerTriethanolamineImidazolidinyl urea, PEG-12 DimethiconePropylene glycolBenzyl alcoholMethylchloroisothiazolinoneMethylisothiazolinone 

 

In commercio sono presenti diverse aziende che realizzando gel igienizzanti mani. 

Importante non è il brand ma è molto importante leggere l’INCI soffermandoci sulla presenza di Alcol Etilico Denaturato. 

I prodotti cosmetici sono “qualsiasi sostanza o miscela destinata ad essere applicata sulle superfici esterne del corpo umano”. Ma cosa contengono i diversi cosmetici?

Cosmetici: cosa contengono e come sceglierli

Secondo il Regolamento sui cosmetici, i prodotti cosmetici sono “qualsiasi sostanza o miscela destinata ad essere applicata sulle superfici esterne del corpo umano (epidermide, sistema pilifero e capelli, unghie, labbra, organi genitali esterni) oppure sui denti e sulle mucose della bocca allo scopo esclusivamente o prevalentemente di pulirli, profumarli, modificarne l’aspetto, proteggerli, mantenerli in buono stato o correggere gli odori corporei;”.

È importante distinguere i cosmetici dai farmaci e dai dispositivi medici perché si tratta di prodotti con funzioni diverse che rispondono quindi a necessità e aspettative del consumatore differenti. In particolare, il cosmetico si differenzia dai primi due perché può essere applicato esclusivamente sulle superfici esterne del corpo, sui denti o sulle mucose della bocca e degli organi genitali esterni e non può intervenire direttamente sulle malattie, ma si limita a mantenere in buono stato, proteggere, pulire, profumare e modificare l’aspetto delle zone su cui è applicato.

Ma cosa contengono i diversi cosmetici?

Ciascun cosmetico si distingue per il suo INCI.

L’ INCI è una denominazione internazionale che sta per “International Nomenclature of Cosmetic Ingredients” e serve per indicare in etichetta i diversi ingredienti contenuti in un prodotto cosmetico. Il suo uso è stato introdotto in Europa nel 1997 dalla Decisione 96/335/CE, allo scopo di “identificare le sostanze con la stessa denominazione in tutti gli Stati membri” e di permettere ai consumatori di “riconoscere facilmente le sostanze che è stato loro consigliato di evitare (ad esempio a causa di allergie), indipendentemente dal luogo in cui il prodotto viene acquistato nell’Unione europea”.

L’etichetta può essere considerata come la carta d’identità di un prodotto cosmetico: su di essa possiamo trovare tutte le informazioni utili per la scelta più adatta alle nostre esigenze.

Per una corretta lettura dell’INCI è importante conoscere alcune regole di interpretazione:

  • Ordine degli ingredienti 
    Nelle etichette cosmetiche sono segnalati tutti i componenti del prodotto, preceduti dalla parola “ingredienti” o “ingredients”. L’elenco segue un ordine basato sul peso. Al primo posto viene indicato l’ingrediente presente in quantità maggiore. Seguono via via gli altri componenti con concentrazioni minori. Gli ingredienti in quantità inferiore all’1% possono essere elencati in ordine sparso, dopo quelli che presentano concentrazioni superiori all’1%. L’ultimo componente in lista, perciò, non è necessariamente quello in quantità minore.
  • Nomenclatura degli ingredienti
    I nomi degli ingredienti sono indicati in inglese. Le scritte in latino si riferiscono ai componenti vegetali o presenti nella farmacopea. Le diciture latine possono essere eventualmente seguite dalla parte di pianta usata e dal tipo di derivato, entrambi scritti in inglese. Per esempio, l’olio di mandorle dolci è indicato come “Prunus Amygdalus Dulcis Oil”, il burro di karitè come “Butyrospermum Parkii Butter”, ecc.
  • composti aromatizzati e odoranti e le loro materie prime, sono riportati rispettivamente con i termini generici di “aroma” e “parfum”. Le sostanze aromatizzanti e odoranti che sono state invece definite come potenzialmente allergizzanti e la cui esplicita indicazione è obbligatoria per legge, sono indicate con le loro specifiche denominazioni, di seguito ai termini “parfum” e “aroma”.
  • coloranti artificiali seguono la lista internazionale denominata Colour Index International e sono designati con la sigla CI seguita da un codice numerico identificativo composto da 5 cifre (Es: CI 77288). Possono essere elencati in ordine sparso dopo gli altri componenti cosmetici, ma generalmente sono posizionati verso la fine della lista. Tutti gli ingredienti sotto forma di nanomateriali sono chiaramente indicati in etichetta: alla dicitura “nano”, tra parentesi, segue la denominazione di tali componenti.
  • Gli ingredienti naturali provenienti da agricoltura biologica sono, invece, designati con un asterisco sull’INCI (*).

Non sono inoltre considerate ingredienti le impurità contenute nelle materie prime né le sostanze tecniche secondarie usate nella fabbricazione, ma che non compaiono nella composizione del prodotto finito.

È bene informarsi sulle classificazioni e nomenclature per conoscere meglio ciascun prodotto. Per esempio, quando un prodotto viene considerato “Ecologico”, significa che gli ingredienti che lo compongono sono eco-sostenibili nei confronti dell’ambiente.  Quando è “Biologico”, significa che la gran parte degli ingredienti è di origine vegetale e proveniente da agricoltura biologia. Questo non vuol dire che il prodotto sia 100% naturale, poiché deve essere specificato anche quest’ultima informazione.

Un ruolo importante è svolto dai simboli sulle etichette dei prodotti cosmetici che possono aiutarci tantissimo a capire di più su ciascun prodotto.

  • PAO o periodo dopo l’apertura: simbolo sull’etichetta rappresenta un barattolino aperto e di solito riporta un numero seguito da una M: sta ad indicare quanti mesi possono passare dall’apertura del prodotto (PAO sta per Period After Opening, ovvero periodo dopo l’apertura) senza che questo subisca variazioni di nessun genere (odore, colore, consistenza). Dopo questo intervallo di tempo il prodotto è considerato scaduto.
  • Quantità del prodotto: accanto alla quantità del prodotto si trova sempre il simbolo “e”. Ha lo stesso significato di “circa” e si riferisce proprio alla quantità del prodotto acquistato, per precisare che potrebbero esserci delle piccolissime variazioni nel peso riportate in etichetta.
  • Certificazioni: le certificazioni servono ad orientare il consumatore che vuole scegliere prodotti di un certo tipo per una propria scelta etica e di vita. Diverse sono le certificazioni che possiamo trovare sui simboli in etichetta dei cosmetici, tra queste vi sono la certificazione biologica e la certificazione “cruelty free”. Mentre la prima fa riferimento a cosmetici interamente prodotti con materie da coltivazione biologica, la seconda attesta che i prodotti non sono stati testati sugli animali in nessuna fase della produzione. Attenzione, però, perché un cosmetico può essere biologico ma non necessariamente naturale al 100%: è comunque ammesso un piccolo margine di utilizzo di sostanze di sintesi. I prodotti vegani, invece, utilizzano solo prodotti vegetali, escludendo totalmente quelli di derivazione animale. Ultimamente, tra i simboli sulle etichette si trova anche quello che garantisce l’assenza di glutine per i soggetti celiaci, dato che anche nei cosmetici si utilizzano derivati di grano, frumento, orzo e altri cereali che contengono glutine. Molto interessanti sono anche le certificazioni ambientali relative all’impatto di ciascun prodotto sull’ambiente.
  • Imballaggi e Riciclo: le etichette che riguardano l’imballaggio sono diversi. Se l’imballaggio è riciclabile è presente  un cerchio con le doppie frecce, ma può anche essere presente il triangolo formato tre frecce. A questi simboli sull’etichetta si accompagnano spesso anche delle sigle che stanno ad indicare il materiale dell’imballaggio  (PE: polietilene; AL, che indica l’alluminio; PET: polietilene tereftalato (plastica); ACC, che indica che il contenitore è in acciaio; PP: polipropilene (plastica); PS: polistirene (plastica). Si possono trovare anche CA per la carta, PC per il policarbonato (plastica), PP che è il polipropilene (plastica), PS polistirene, sempre plastica e VE che indica vetro. Questi simboli in etichetta puoi trovarli racchiusi all’interno di un cerchio, di un esagono o sotto il triangolo del riciclo.
  • Avvertenze: quando è necessario che il produttore specifichi qualcosa sull’utilizzo del cosmetico o dia importanti informazioni che riguardano particolari controindicazioni è necessario riportare precisi simboli in etichetta. In particolare deve essere simboleggiato una specie di foglietto illustrativo aperto con una mano che ne segue le indicazioni. Puoi trovare scritto, ad esempio “non applicare sugli occhi”. Se invece le informazioni a riguardo richiedono più spazio c’è bisogno di inserire all’interno della confezione un foglietto illustrativo.

Per maggiori informazioni e chiarimenti, non esitate a contattarci. Saremo pronti a rispondere alle vostre domande in Chat, sulla mail info@chiediloalfarmacista.it o al numero 800.032425.

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Anche una persona molto attenta all’igiene orale può notare antiestetiche e sgraziate macchie gialle sui propri denti. Ti spieghiamo come prevenire e agire.

Perché i denti ingialliscono?

Perchè si ingialliscono i denti Farmacia

L’ingiallimento dei denti riconosce numerose cause d’origine spesso non facilmente individuabili.

Anche una persona molto attenta all’igiene orale può notare antiestetiche e sgraziate macchie gialle sui propri denti,  questo perché i pigmenti contenuti in alcuni alimenti (come liquiriziacaffè, tè, cioccolato e caramello) e bibite colorate possono fissarsi negli strati superficiali dello smalto o, addirittura, spingersi in profondità sino alla dentina. Similmente, anche il tabacco da masticare e il fumo di sigaretta possono favorire un progressivo ingiallimento della superficie del dente.

Oltre alle abitudini alimentari poco adatte, l’ingiallimento dentale può esser conseguenza di depositi di placca e tartaro, ma anche di processi cariogeni e dell’avanzamento dell’età.

Come prevenire e agire?

E’ buona regola ponderare il consumo di questi alimenti.

In particolare è buona norma, dopo aver assunto caffè, liquirizia od altri cibi “nemici” dei denti,  di ricorrere alla pulizia con spazzolino e dentifricio.

Attenzione anche alle sigarette. Infatti i fumatori, così come gli amanti del tabacco da masticare, si trovano a fare i conti con la dentatura tipicamente giallastra;

Per la prevenzione dei denti gialli, si raccomanda sempre:

  • un’accurata igiene dentale quotidiana (utilizzare spazzolino e dentifricio almeno tre volte al giorno).
  • Filo interdentale una volta al giorno.
  • Colluttorio specifico.
  • Pulizia professionale dal dentista di fiducia (ogni 6-12 mesi).
  • Non fumare.
  • Alternare dentifrici formulati con sostanze sbiancanti naturali a quelli per denti sensibili.
  • Attenzione ai dentifrici troppo aggressivi per lo smalto del denti.
  • Non abusare di collutori disinfettanti.
  • Utilizzare con cautela e per brevi periodi le sostanze sbiancanti naturali.

Quali rimedi per sbiancare i denti?

Metodi e Prodotti per lo Sbiancamento dei Denti Gialli

I prodotti disponibili per lo sbiancamento dei denti gialli sono veramente molti e spaziano dai rimedi naturali e fai da te, fino ad arrivare agli sbiancanti chimici e alle tecniche di sbiancamento professionale eseguite dei dentisti.

Tra i rimedi naturali ricordiamo:

  • Bicarbonato di sodio:  è certamente uno dei rimedi naturali maggiormente conosciuti per sbiancare i denti. L’azione sbiancante viene esercitata per abrasione. Addizionato a qualche goccia d’acqua, infatti, il bicarbonato funge da pasta dentifricia sbiancante naturale per denti. Tale azione sbiancante può essere potenziata aggiungendo a questa pasta qualche goccia di succo di limone. Attenzione a non utilizzarlo in maniera smodata. Un suo cattivo utilizzo può danneggiare lo smalto del denti e ulteriori complicazioni.
  • Salvia:  rimedio naturale relativamente efficace per contrastare i denti gialli. E’ in grado di rimuovere le macchie formatesi sulla superficie esterna del dente. Sbianca naturalmente i denti esercitando un’azione chimica e meccanica. Ottimo anche l’effetto antibatterico e contro l’alito cattivo. Non abusare, può causare aumento della sensibilizzazione dentale.
  • L’acido malico è un alfa-idrossiacido caratteristico della frutta, particolarmente abbondante nella mela e nelle fragole. Ha il vantaggio di aumentare la luminosità dei denti, esercitando un buon effetto sbiancante naturale però tale metodo sbiancante dev’essere utilizzato con cautela perché l’acido malico potrebbe danneggiare lo smalto dei denti.
  • Mele, uva passa, sedano e carote  fungono da sbiancanti naturali perché aumentano la produzione di saliva, un agente autopulente fisiologico che aiuta anche a prevenire la formazione della placca e ridurre l’alito cattivo.

Sbiancanti Chimici e Sbiancamento Professionale dei Denti Gialli

Anche in questo caso esistono diverse possibilità per schiarire i denti dalle macchie:

  • Bleaching professionale con perossido di idrogeno al 35-38% o con bicarbonato di sodio (deve essere eseguito dall’odontoiatra).
  • Sbiancamento dei denti con il laser.
  • Applicazione di mascherine personalizzate in silicone morbido contenenti perossido di carbammide (altro agente sbiancante).
  • Penna sbiancante per denti (rimedio “fai da te” per sbiancare i denti gialli).

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Come donare splendore alla pelle dopo l’Estate!

Disidratazione e photoaging

Disidratazione e photoaging sono i principali effetti visibili dopo l’estate. 

“La pelle esposta al sole, al vento, alla sabbia e al sale si disidrata, per cui risulta spenta e fotodanneggiata. 

Fortunatamente non si tratta di processi irreversibili, ma con le giuste soluzioni si possono ripristinare le condizioni ottimali della pelle.

Punto di partenza è lo SCRUB che elimini lo strato superficiale dell’epidermide e migliori il rinnovamento cellulare. Uno scrub è composto da una base cremosa (o liquida/oleosa) e da una componente abrasiva o esfoliante. La formula ideale dello scrub è composta anche da sostanze idratanti e nutrienti, particolarmente adatte (e raccomandate) per le pelli secche e sensibili.

A tal proposito vi consigliamo il Thalasso Scrub con Olio Essenziale di Arancio di Chiedilo al Farmacista a base di Sale Marino ed Oli vegetali ideale per il corpo.

Come utilizzarlo?

1)Prelevare 2 cucchiai di prodotto e miscelarli bene.

2)Massaggiare a lungo con movimenti rotatori e rimuovere i residui con acqua tiepida.

Massaggiato delicatamente dona all’epidermide morbidezza e luminosità grazie alla rilevante presenza del Citrus Aurantium Dulcis Peel Oil.

La stessa procedura è richiesta per il viso con un trattamento altrettanto specifico. Ideale è lo Scrub Viso Esfoliante di Chiedilo al Farmacista Bio Cosmetics. A base di micro-granuli di cellulosa, Acido Mandelico, Acido Fitico è un mirato trattamento dermocosmetico con micro-granuli naturali che esfoliano delicatamente la pelle, rimuovendo le cellule morte e le impurità. Rende la pelle fresca, liscia e straordinariamente luminosa.

La fase immediatamente successiva è quella di idratare di Giorno la pelle con prodotti specifici che contengano molecole capaci di attirare” l’acqua, come Acido Ialuronico, Urea, Acido Lattico, Aloe.

Come trattamento da notte, è bene optare per prodotti più nutrienti contenenti proprietà elasticizzanti e che donino compattezza, come Burro di Karitè e Vitamina E

Può essere utile nutrire la Pelle anche dall’interno?

Assolutamente si, nutrire la pelle dall’interno può essere un valido aiuto per ripararla dopo l’estate!

Può essere utile un ciclo di antiossidanti, come il Resveratrolo estratto dalla vite rossa, sostanza preziosa sia al livello topico che per via orale. Può infatti avere un notevole effetto di ripristino delle condizioni fisiologiche della pelle. Non vanno dimenticati inoltre cicli di vitamina E e vitamina A, che preparano la pelle ad affrontare l’inverno.

 

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