Antispasmina Colica® o Buscopan® compresse?  

Quando assumerli? Cosa contengono questi medicinali senza obbligo di prescrizione e in che cosa differiscono?  

Andiamo ad analizzarli in dettaglio. 

 

Cosa contiene Buscopan? 

Buscopan® è un farmaco a base di N-butilbromuro di joscina,  appartiene ad un gruppo di medicinali chiamati alcaloidi della belladonna semisintetici  

Quando è indicato Buscopan? 

Buscopan® è indicato nel trattamento sintomatico delle manifestazioni spastico-dolorose del tratto gastroenterico. 

Dosaggio consigliato: 

La dose raccomandata per gli adulti e adolescenti di età superiore a 14 anni è la seguente, salvo diversa prescrizione medica: 

Compresse rivestite 

1-2 compresse rivestite 3 volte al giorno.
Le compresse devono essere assunte intere con una adeguata quantità di acqua. 

In pediatria nei bambini di età compresa tra i 6 ed i 14 anni deve seguire esattamente la prescrizione del medico. 

 

Cosa contiene Antispasmina Colica®? 

Antispasmina Colica® contiene due principi attivi papaverina cloridrato e Belladonna e serve per favorire il rilassamento della muscolatura dell’intestino e dello stomaco (apparato gastrointestinale). 

Quando è indicato Antispasmina Colica®? 

Antispasmina Colica si usa nel trattamento degli spasmi e del dolore dello stomaco e dell’intestino. 

Dosaggio consigliato: 

La dose raccomandata negli adulti è:  

  • da 2 a 6 compresse al giorno per Antispasmina Colica 10 mg + 10 mg 2
  • da 1 a 3 compresse al giorno per Antispasmina Colica Forte 50 mg + 10 mg.

 Uso nei bambini Antispasmina Colica è controindicata nei bambini al di sotto dei 12 anni. 

 

Dunque, in cosa differiscono Buscopan e Antispasmina Colica? 

In sostanza analizzando le controindicazioni e gli effetti collaterali, i due farmaci sono praticamente sovrapponibili. L’unico punto di differenza che riscontriamo è la somministrazione in età pediatrica. Antispasmina Colica® non si può somministrare nei bambini di età inferiore ai 12 anni in quanto i principi attivi non sono risultati sicuri in queste età. In più, nonostante il diverso meccanismo d’azione, possiamo dire che questi due farmaci si equivalgono perché hanno lo stesso effetto sul nostro organismo ovvero quello spasmolitico e si usano entrambi per disturbi della motilità di stomaco, intestino e delle vie biliari (tratto gastroenterico). 

 

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Arnica: usi e proprietà L’arnica, erba medicinale ampiamente usata nel campo fitoterapico e omeopatico grazie ai suoi effetti antinfiammatori e analgesici, è indicata per contusioni, contratture, ma anche per dolori di varia origine a carico del sistema scheletrico, muscolare e connettivale. 

Conosciamola meglio insieme! 

Cos’è l’Arnica? 

L’arnica, conosciuta da tutti per i suoi fiori color giallo dorato, è una pianta erbacea perenne che può arrivare a misurare anche 60 cm da terra: in particolare, le infiorescenze, i rizomi, le radici e le foglie sono le parti raccolte per scopi curativi. Gli ingredienti attivi presenti nei fiori di Arnica Montana sono i lattoni sesquiterpenici (in particolare la Elenanina e i suoi esteri), insieme ad acido acetico, isobutirrico e metacrilico, glicosidi flavonoici, cumarine e oli volatili.  Tali composti conferiscono alla pianta attività antisettiche, antinfiammatorie, antidolorifiche, antibatteriche, antisclerotiche, antimicotiche e antiossidanti. Le proprietà immunostimolanti, invece, sono attribuibili ai polisaccaridi contenuti nel fiore della pianta: sembra infatti, che queste molecole siano in grado di modificare la risposta immunitaria andando ad agire sul sistema del complemento e favorendo l’aumento dell’attività fagocitaria. 

Come può essere utilizzata l’arnica? 

L’arnica è usata principalmente per uso topico, sottoforma di unguenti, pomate, creme e gel  come antidolorifico e antinfiammatorio in caso di traumi fisici di varia natura (ematomi, contusioni, stiramenti muscolari, …) oppure come rimedio in caso di punture di insetti e leggere infiammazioni cutanee. 

Può essere utilizzata su ferite aperte? In realtà, molti preparati a base di arnica a uso topico, devono essere usati su pelle integra, a causa degli elevati quantitativi presenti di questa sola pianta. Esistono però dei medicinali low dose per uso topico che annoverano tra i componenti Arnica montana in basse dosi, che grazie alla presenza di altri ingredienti che ne mitigano gli effetti più aggressivi può essere applicata senza riserve anche su ferite aperte. 

L’arnica montana è disponibile anche in fitoterapia come estratto glicerico, olio essenziale o tintura madre. 

Per via orale invece, l’arnica è altamente cardiotossica: per questo motivo viene preparata con procedure di diluizione e dinamizzazione (omeopatia) ricavandone un estratto idroalcolico che ne consente un uso sicuro. 

A cosa serve l’arnica? 

La commissione Europea fornisce indicazioni solo per uso topico in caso di ferite, conseguenze di traumi (come ematomi, dislocazioni, contusioni, edemi da frattura), disturbi osteoarticolari, disturbi di origine reumatica, foruncolosi, flogosi da punture di insetti, flebiti superficiali. 

Le pomate all’arnica infatti sono utili in caso di dolori al tratto cervicale e lombare, per posture errate, per colpi d’aria, come rimedio efficace per problematiche articolari e per tutti quei traumi di natura sportiva.  

Grazie alle sue infinite proprietà, l’arnica montana è adatta per favorire la cicatrizzazione delle ferite, un valido rimedio anche contro le infiammazioni di bocca e gola, allevia i fastidi di punture di insetto e lenisce scottature di lieve entità. 

In particolare: 

  • Distorsioni, slogature e disturbi di origine muscolare o tendinea. Si assume arnica montana (9CH) e si abbina il gel a base di Arnica o per un effetto più importante l’unguento di arnica. In caso di contusioni ed ematomi, l’arnica aiuta a limitare il dolore, l’infiammazione e aiuta la riparazione dei tessuti; 
  • Per sfruttare al meglio la sua azione antidolorifica ed antinfiammatoria nel trattamento di dolori articolari, muscolari, nevralgie si può usare la TM sotto forma di impacchi, bendaggi, frizioni:  la tintura madre deve essere SEMPRE DILUITA in acqua o altra soluzione, prima di applicarla sulla pelle, ovviamente prima di ferite. 
  • Per contrastare la fatica e la spossatezza si utilizza il rimedio omeopatico a base di arnica in granuli (7 CH). Ottimo ricostituente cerebrale, aiuta ad affrontare con energia il cambio di stagione. 
  • Il bagno all’arnica: si mette nell’acqua calda qualche goccia di tintura madre o di olio da massaggio. Rilassa la pelle e ha un’azione decontratturante sulla muscolatura; 
  • Gola infiammata: la tintura di arnica è da sempre indicata per curare il mal di gola, è anche un ottimo antisettico orale utilizzato come collutorio. Si effettuano gargarismi con poche gocce di tintura madre diluite in un bicchiere di acqua; 
  • Punture di insetti, zanzare, vespe, api, calabroni: l’arnica in gel e in crema allevia fastidio, dolore e gonfiore. Si applica anche più volte al giorno. 

 

L’arnica può essere utilizzata nei bambini? 

La pomata all’arnica può essere adottata anche come rimedio di pronto intervento per i bambini, in caso di caduta, piccoli traumi da “gioco”: possiamo quindi applicare la pomata in presenza di lividi, gonfiori, dolori generici da contusioni, a cui spesso sono soggetti per vivacità. 

Ed in gravidanza ed allattamento? 

La sua assunzione per via orale è altamente sconsigliata in condizioni quali gravidanza e allattamento! 

Inoltre se ne sconsiglia l’utilizzo a soggetti allergici alle Compositae (echinacea, artemisia, tarassaco) perché in grado di scatenare fenomeni di allergia crociata. 

La concentrazione fa la differenza 

Ma attenzione, uno dei parametri più importanti da prendere in considerazione per distinguere e scegliere i prodotti a base di arnica è proprio la concentrazione di principi attivi. La concentrazione rappresenta la quantità della sostanza che si trova all’interno del prodotto. Per quanto riguarda l’arnica, sul mercato si possono trovare prodotti con una concentrazione che oscilla da un minimo del 10 per cento, per un effetto più blando, fino al 50 per cento e oltre, una percentuale che le assicura efficacia come rimedio contro i dolori muscolari e articolari. 

 

Vuoi conoscere la differenza tra due preparati a base di arnica disponibili in commercio? Arnica viti effetto termico o arnica forte gel: quali differenze? Leggi il nostro articolo  

 

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L’omeopatia è un sistema di cura “non convenzionale” basato sul principio che “il simile cura il simile”, vale a dire che una sostanza responsabile della comparsa di disturbi (sintomi) in persone sane può aiutare a guarire tali sintomi nelle persone malate.

L’omeopatia utilizza sostanze altamente diluite e cosiddette “dinamizzate”. È impiegata per la cura di numerose malattie, tuttavia, non esistono studi scientifici di buona qualità che ne dimostrino l’efficacia.

L’omeopatia

Nacque alla fine del 1700 quando Samuel Hahnemann, medico, fisico, chimico e linguista cominciò a sviluppare una medicina meno aggressiva rispetto a quella praticata in quegli anni, basata sulla somministrazione di piccole dosi di medicinali naturali in grado di innescare nell’organismo sano manifestazioni sintomatiche del tutto simili ad un organismo malato.

Questa dinamica viene chiamata anche legge dei simili e si basa sul seguente principio: “I simili si curano con i simili“: un farmaco in grado di provocare sintomi di una patologia in un corpo sano, sarà in grado di stimolare reazioni fisiologiche in un organismo malato tali da attivare un processo di autoguarigione.

Impiego dell’omeopatia

I principali ambiti di applicazione nei quali si sono riscontrati benefici con l’uso dei medicinali omeopatici sono: depressione, stati emotivi, disturbi psichici, malattie dell’apparato respiratorio, malattie della cute, malattie dell’apparato digerente, malattie endocrine, malattie del sistema osteo-muscolare, malattie del sistema circolatorio.

Le sostanze comunemente utilizzate a scopo terapeutico provengono dai tre regni della natura: vegetale, animale e minerale. Tutte sono sottoposte ad un particolare processo di diluizione e dinamizzazione, che ha il fine di eliminarne le proprietà tossicologiche, esaltandone quelle terapeutiche. La diluizione permette di aumentare l’efficacia dei/l principi/o attivi/o (Principio delle diluizioni infinitesimali, secondo cui l’azione dei medicamenti aumenta progressivamente con il diminuire della dose). In genere, infatti, si utilizzano diluizioni medie e basse (maggior concentrazione della sostanza medicamentosa) per patologie acute e subacute, mentre si ricorre ad alte o altissime diluizioni (minor concentrazione della sostanza medicamentosa) per patologie croniche. Con il processo di dinamizzazione, infine, il medicinale omeopatico viene agitato dopo ogni diluizione, potenziando così la sua azione terapeutica.

Forme farmaceutiche: granuli, globuli, gocce, pomate e colliri

La forma farmaceutica più caratteristica del medicinale omeopatico è il tubo granuli. Tubi e dosi, contenenti granuli, sono infatti le forme caratteristiche dell’omeopatia. Ma non sono le uniche: molti medicinali omeopatici sono disponibili anche sotto forma di sciroppi, compresse, gel, unguenti, colliri.

I GRANULI, forma farmaceutica più utilizzata,  va assunta in numero di tre-cinque per volta.

I GLOBULI invece sono sferule di saccarosio o lattosio presenti nelle monodosi, il tubo dose va assunto in un’unica somministrazione e lasciato sciogliere lentamente in bocca, sotto la lingua. È riservata alle diluizioni prescritte meno di una volta al dì o una volta al dì per un periodo limitato.

LE GOCCE sono disponibili in flaconi da 15-30-50 ml. Vanno assunte pure o diluite in un pò d’acqua, generalmente 2-4 volte al dì alla dose media di 15-20 per volta.

Le POMATE sono destinate ad essere spalmate o frizionate su cute e mucosa.

I COLLIRI sono soluzioni acquose, sterili. Dopo essere stato aperto, va utilizzato entro un mese, se

conservato al riparo della luce.

Con la premessa che per definizione i prodotti omeopatici sono tutti naturali, citiamo alcuni dei principi attivi più usati ed efficaci. L’Aconitum, usato per curare ogni sorta di stato infiammatorio, quindi l’Arnica, indicata per la cura delle articolazioni in casi patologie come l’artrosi, stati dolorosi come conseguenza di traumi dovuti a contusioni e/o slogature. L’Engystol invece si somministra in caso di raffreddori, infezioni virali e allergie potenziando il sistema immunitario. L’Euphrasia viene usata per curare i disturbi all’apparato digerente, intestinale e oculare per via delle sue proprietà decongestionanti, antinfiammatorie e antisettiche. Il Sulfur, un medicinale usato per le cure ricostituenti che aiuta a eliminare le tossine. Infine Sepia omeopatia, particolarmente indicato per le donne in menopausa.

Chi prescrive omeopatici?

I medicinali omeopatici sono prescritti da professionisti della salute formati all’utilizzo di questa terapia: il medico di famiglia o lo specialista omeopata, e/o vengono anche consigliati dal farmacista. Gli elementi su cui ci si basa per formulare la prescrizione sono molteplici: sintomi fisici, psichici, comportamentali, caratteriali, segni e tratti somatici, questo perché la valutazione deve sempre essere globale.

Ma come assumerli e conservarli?

I granuli e globuli devono essere lasciati cadere in bocca, sotto la lingua. Non devono essere deglutiti, ma lasciati sciogliere in bocca. Tuttavia in caso di impossibilità, come nel lattante, si può somministrare il preparato omeopatico sciolto in poca acqua o nel latte, senza che ne venga meno l’efficacia in quanto l’assorbimento avviene a livello della mucosa orale, ricchissima di vasi sanguigni in modo che possa entrare immediatamente in circolo.

Il farmaco omeopatico va assunto almeno un’ora dopo il pasto o mezz’ora prima del pasto. In generale, nelle forme acute il rimedio va assunto più volte al giorno, mentre nelle forme croniche la somministrazione avviene a intervalli più lunghi (settimanali, quindicinali, mensili) e per un lungo periodo.

Inoltre è importante evitare di assumere menta, canfora, sostanze aromatiche come caffè, liquirizia e cibi piccanti, in quanto queste sostanze possono interferire con l’assorbimento o con l’attività dei rimedi omeopatici. Limitare l’uso di alcolici e tabacco .

Conservarli nella loro confezione in un luogo chiuso, asciutto e fresco, lontano dalla portata dei bambini, come per tutte le medicine.

Efficacia

Non vi è alcuna prova scientifica sul principio fondante dell’omeopatia né sulla possibilità di trasformare sostanze in medicine diluendole e scuotendole in acqua (succussione).

Possiamo sicuramente dire che in linea generale i rimedi omeopatici sono ben tollerati e difficilmente si possono manifestare effetti indesiderati da sovradosaggio; ciò nonostante è opportuno assumerli solo se ce n’è necessità e sotto controllo medico!

 

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Voltaren o Lasonil, quale scegliere?Voltaren e Lasonil sono due dei rimedi più utilizzati in caso di dolore ed infiammazione… ma conosci realmente la differenza tra Voltaren Emulgel e Lasonil Gel Antidolore? 

Cos’è Voltaren Emulgel e cosa contiene?  

Voltaren Emulgel è una formulazione a base di diclofenac dietilammonio. Il diclofenac appartiene alla classe dei farmaci antiinfiammatori non steroidei (FANS) ed è usato per ridurre il dolore e l’infiammazione. 

Quando è indicato Voltaren Emulgel? 

 Voltaren Emulgel 1% gel e 2% gel sono gel antinfiammatori indicati contro dolori ad articolazioni, muscoli, tendini e legamenti. Il loro principio attivo si distribuisce preferenzialmente nei tessuti profondi infiammati e quindi combatte il dolore proprio dove serve. 

Voltaren Emulgel 1% gel e 2% gel sono adatti per coloro che hanno dolori occasionali o cercano sollievo dal dolore acuto causato da infiammazione. Sono in grado di alleviare il dolore, combattere l’infiammazione e abbreviare il tempo di recupero. Possono essere applicati direttamente sul muscolo o sull’articolazione dolorante. In particolare Voltaren Emulgel 2% gel fornisce sollievo dal dolore articolare fino a 12 ore, arrivando in profondità nell’articolazione, e può essere utile per i dolori da artrosi del ginocchio o delle dita. 

Come si utilizza Voltaren Emulgel 1%? 

  • Uso negli adulti:
    Applichi Voltaren Emulgel 3 o 4 volte al giorno sulla zona da trattare e frizioni leggermente. La quantità di medicinale da usare dipende dall’estensione della zona da trattare (quantità variabile tra una ciliegia e una noce). Usi Voltaren Emulgel solo sulla pelle, per brevi periodi di tempo e non più della quantità necessaria. 
  • Uso negli adolescenti tra i 14 e i 18 anni di età:
    Applichi Voltaren Emulgel 3 o 4 volte al giorno sulla zona da trattare e frizioni leggermente. La quantità di medicinale da usare dipende dall’estensione della zona da trattare (quantità variabile tra una ciliegia e una noce). Consulti il medico se la malattia non si risolve entro 7 giorni dall’inizio del trattamento con Voltaren Emulgel o se nota un peggioramento dei sintomi.  
  • Uso nei bambini sotto i 14 anni di età
    Voltaren Emulgel non deve essere usato nei bambini sotto i 14 anni di età. 
  • Uso nei pazienti anziani (sopra i 65 anni di età)
    I pazienti anziani possono usare le dosi previste per gli adulti. 

 Serve la ricetta medica?  

Voltaren Emulgel 1% e 2% non richiedono prescrizione medica e possono essere acquistati direttamente in farmacia e parafarmacia. Si consiglia sempre di chiedere chiarimenti al medico o farmacista, soprattutto in caso di dubbi.  

Cos’è Lasonil Gel Antidolore e cosa contiene? 

Lasonil Gel Antidolore contiene Ibuprofene sale di lisina, che appartiene ad un gruppo di farmaci chiamati farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS), che agiscono per alleviare il dolore e ridurre i sintomi connessi all’infiammazione. 

Quando è indicato Lasonil? 

Lasonil antidolore si usa per il trattamento locale di  

  • contusioni 
  • distorsioni 
  • mialgie (dolori muscolari) 
  • strappi muscolari 
  • torcicollo 

Come si utilizza Lasonil? 

Applicare uno strato sottile di gel sulla parte da trattare con un leggero massaggio. Lavare accuratamente e in modo prolungato le mani dopo l’applicazione. 

La dose raccomandata è 2-4 applicazioni al giorno sulla parte dolorante. 

Attenzione: non superi le dosi indicate. 

I pazienti anziani devono attenersi ai dosaggi minimi sopra indicati. 

 

Serve la ricetta medica?  

Lasonil Gel Antidolore non richiede prescrizione medica e può essere acquistato direttamente in farmacia e parafarmacia. Si consiglia sempre di chiedere chiarimenti al medico o farmacista, soprattutto in caso di dubbi. 

 

Dunque, quali sono le differenze tra Lasonil e Voltaren? 

La differenza principale tra i due marchi è il principio attivo. Infatti, Voltaren contiene Diclofenac Dietilammonio e Lasonil contiene Ibuprofene sale di lisina. 

Entrambe le molecole appartengono alla categoria dei farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS), che agiscono per alleviare il dolore e ridurre i sintomi connessi all’infiammazione.  

In particolare, il Lasonil oggi contiene un nuovo principio attivo rispetto alla precedente e storica formulazione topica di Lasonil in pomata. Il “vecchio” Lasonil era un unguento a base di eparinoide e jaluronidasi, un rimedio che non poteva mancare nelle case di tutti, per curare ematomi, contusioni e traumi di lieve entità.   

Circa trenta anni dopo, nel 2008, venne cambiata la formulazione del Lasonil e di conseguenza anche il suo nome venne modificato con “Lasonil CM®”, appunto Composizione Modificata: non si trattava più di un unguento a base di eparina ma bensì a base di Ketoprofene 2,5%, un antinfiammatorio per il dolore.  

Arriviamo ad oggi, con un’ulteriore modifica sia del nome che della formulazione: Lasonil Antidolore, un gel a base di ibuprofene sale di lisina 10 %. A tal proposito vi suggeriamo di leggere il nostro articolo completo. 

Dunque, esistono diversi studi clinici che confrontano Diclofenac e Ibuprofene, ma queste sono principalmente relative alle formulazioni orali. La maggior parte degli studi scientifici pubblicati mette in luce una forte similarità, delle due formulazioni, in relazione all’efficacia e alla tollerabilità in diverse occasioni di uso. 

 

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Difese immunitarie, come prendersene cura.Questo periodo di temperature incerte, porta con sé mutamenti ambientali e climatici che possono essere vissuti dal nostro organismo in maniera traumatica, destabilizza il nostro sistema immunitario, che fatica a riadattarsi subito alla nuova temperatura. 

Cosa significa avere le difese immunitarie basse? 

Avere le difese immunitarie basse significa essere esposti più facilmente alle infezioni ed in generale alle malattie. Infatti, il sistema immunitario è un complesso insieme di cellule e apparati che collaborano per garantire la difesa dell’organismo dalle infezioni e in generale dall’attacco di virus, batteri e patogeni. 

Avere le difese immunitarie basse non significa solamente ammalarsi frequentemente ma che si avranno anche altri disturbi come per esempio mal di gola o raffreddore che abbassano la nostra qualità della vita. 

Altri sintomi derivanti da questo problema sono senso di debolezza e stanchezza, dolori muscolari e mal di testa, caduta dei capelli, anemia, pelle secca e disidratata. 

Quali sono le cause? 

In un soggetto sano, senza patologie che possano causare uno stato di immunodeficienza primaria (malattie autoimmuni, patologie oncologiche, manifestazioni allergiche) , stati di stress psicofisico cronico, mancanza di sonno e una cattiva alimentazione possono essere causa di difese immunitarie basse. 

L’alimentazione svolge un ruolo fondamentale per il nostro benessere psicofisico: la carenza di vitamine e minerali, così come lo scarso apporto di ferro, magnesio, potassio e acido folico, può nel lungo periodo indebolire il nostro sistema immunitario, rendendo meno efficace la sua azione di protezione. 

Ansia, insonnia, allenamenti intensivi, quotidianità multitasking: elemento che le accumuna è, purtroppo, l’indebolimento che provocano al nostro sistema immunitario e, in generale, al nostro organismo. 

È risaputo inoltre, che l’abuso di alcol e farmaci, soprattutto se assunti per un lungo periodo, possono ostacolare il naturale funzionamento delle nostre difese. 

Per salvaguardare la nostra salute sono sufficienti quindi la prevenzione e una corretta integrazione. 

La prevenzione è costituita da accorgimenti quotidiani come mangiare sano, svolgere regolare attività fisica, controllare lo stress di ogni giorno, regalarsi momenti di relax e dormire adeguatamente. 

Quali vitamine migliorano le difese immunitarie? 

Per corretta integrazione si intende fornire all’organismo molecole ad azione antiossidante: il nostro sistema immunitario, infatti, è strettamente legato al sistema antiossidante, vista la sua capacità di distruggere i costituenti cellulari alterati dall’aggressione dei radicali liberi (stress ossidativo). 

In dettaglio, gli antiossidanti sono molecole che aiutano a difenderci dall’attacco di agenti nocivi e dallo stato di stress ossidativo, processo che porta alla formazione di radicali liberi, molecole altrettanto dannose per il buon funzionamento delle nostre difese. 

Tra gli antiossidanti più potenti ci sono diverse vitamine tra cui: 

  • Vitamina C, le cui fonti principali sono: il coriandolo e l’erba cipollina ma anche l’uva, i peperoni, il peperoncino, il timo fresco, il prezzemolo, la rucola, le crucifere (cavolo, cime di rapa, verza, broccoli), il kiwi e gli agrumi. 
  •  Vitamina D, presente soprattutto negli alimenti di origine animale come l’olio di fegato di merluzzo, i pesci grassi (sgombro, sardina, tonno e salmone), i gamberi, il tuorlo d’uovo, i formaggi e il burro ma anche i funghi. 
  • b-Carotene, precursore della Vitamina A, si trova maggiormente nell’olio di fegato di merluzzo, nel fegato, nel peperoncino, nelle carote, nelle albicocche secche, nella zucca, nel prezzemolo, nei pomodori maturi, nel broccolo e nel cavolo verde. 
  • Vitamina E, di cui sono ricchi gli oli vegetali (arachidi, mais, girasole, olio extravergine di oliva), l’avocado, le nocciole, le arachidi, i cereali integrali, i semi di girasole, le mandorle, il curry, l’origano, l’avocado ed il kiwi. 

Altri micronutrienti utili a mantenere il sistema immunitario efficiente e pronto a reagire alle aggressioni esterne sono: 

  • la Vitamina B6 che si trova in cereali e farine integrali, avocado, spinaci, broccoli, frutta secca;
  • la Vitamina B12 in uova, latte e formaggi, frutti di mare e pesci grassi;
  • il selenio e lo zinco, metalli importanti per la loro attività antiossidante, si trovano in pesce e carne, grano e avena, legumi;
  • Il ferro, presente in carne bovina, uova, lenticchie, acciughe, sarda, tonno, ed il rame, contenuto in fegato, funghi, lenticchie, mandorle, sono fondamentali per il loro contributo nella difesa immunitaria cellulo-mediata e nella produzione di anticorpi;
  • la glutammina è un aminoacido indispensabile per la sintesi di glutatione, molecola a fortissima azione antiossidante presente in alcuni vegetali tra cui l’asparago, l’avocado, gli spinaci, le pesche e le mele.
  • L’arginina, un aminoacido essenziale che si trova nella frutta secca, uova, pesce, carne e legumi. 

E l’echinacea può essere utile? 

Oltre alle vitamine, un ottimo alleato delle difese immunitarie è rappresentato dall’echinacea, una pianta dall’azione immunostimolante per eccellenza. In particolare è in grado di potenziare l’azione dei globuli bianchi nella lotta ai batteri e virus, è quindi utile particolarmente per contrastare sindromi influenzali o febbrili, soprattutto quanto sono le vie respiratorie superiori ad essere interessate. L’echinacea oltre alle proprietà antivirali, antibatteriche e antiossidanti agisce sull’organismo anche con azione antinfiammatoria grazie agli acidi grassi in essa contenuta. Inoltre si è rivelata efficace anche contro agenti patogeni più gravi come ad esempio i funghi (candida albicans), esplicando anche un’azione antifunginea.  

Ma…l’echinacea va usata con accortenza! È sconsigliata a chi assume farmaci immunosoppressori o soffre di malattie autoimmuni, perché potrebbe aggravare la malattia stimolando troppo il sistema immunitario.  In gravidanza e in allattamento non va usata. 

 

Il primo rimedio contro le difese immunitarie basse è senza ombra di dubbio quindi l’adozione di uno stile di vita sano: una dieta ricca di verdura e frutta di stagione dovrebbe fornire la giusta quantità di vitamine utili al sistema immunitario. 

Se invece l’alimentazione risulta carente di alcuni nutrienti, oppure in caso di situazioni di stress e affaticamento, può essere utile ricorrere ad integratori specifici per rafforzare il sistema immunitario. 

Quali integratori assumere? 

  • MASSIGEN PRONTO DIFESA flaconcini: Integratore alimentare a base di Pappa Reale, Vitamine A, C, E, Zinco, estratti di Echinacea, Sambuco. Disponibile nel formato di 14 flaconcini: 1 flaconcino al giorno a stomaco vuoto, da assumere preferibilmente al mattino. Dai 6 anni di età.
  • MASSIGEN PRONTO DIFESA capsule: Integratore alimentare a base di echinacea angustifolia, zinco e vitamine C e D per favorire il fisiologico funzionamento del sistema immunitario. Disponibile nel formato di 20 capsule: 1 o 2 capsule al giorno a stomaco vuoto, da assumere preferibilmente al mattino. Dai 14 anni. 20 compresse effervescenti: 1 compressa al giorno sciolta in 150 ml d’acqua. Assumere dai 6 anni di età. 
  • MASSIGEN PRONTO DIFESA compresse effervescenti: Integratore alimentare con estratto di echinacea, propoli, zinco e vitamina C. Disponibile nel formato di 20 compresse effervescenti: 1 compressa al giorno sciolta in 150 ml d’acqua. Assumere dai 6 anni di età 
  • MASSIGEN PRONTO DIFESA bustine: Integratore a base di Vitamine C, Vitamina D e Zinco che aiutano la fisiologica funzione del sistema immunitario,  con Beta Glucani, carnitina, Creatina. Si consiglia di assumere 1 o 2 buste al giorno. Sciogliere il contenuto di 1 bustina in un bicchiere d’acqua (circa 150 ml).
  • C VITI compresse masticabili o capsule : Integratori a base di 500 mg di Vitamina C che contribuiscono al normale funzionamento del sistema immunitario e nervoso, alla normale formazione del collagene di vasi sanguigni, denti, gengive, ossa e cartilagini. Aiuta a proteggere le cellule dallo stress ossidativo.
  • C VITI compresse effervescenti: Integratore a base di 1g di Vitamina C, da assumere 1 compressa al giorno sciolta in 150 ml di acqua, al mattino o al pomeriggio, preferibilmente lontano dai pasti.
  • VITAMINA D 1000: Integratore alimentare a contenuto elevato di vitamina D, 1000 U.I. Da assumere 1 capsula al giorno durante i pasti.  

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cosa fare in caso di mal di testa? Il mal di testa, detto anche cefalea, è un disturbo molto diffuso nella popolazione e colpisce circa il 50% della popolazione adulta. 

Il mal di testa si presenta sotto diverse forme e gradi d’intensità, i cui effetti possono influire negativamente nelle attività quotidiane e sulla qualità di vita di chi ne è affetto. Sono distinguibili principalmente due gruppi principali di cefalea. 

-Cefalee primarie: in cui la manifestazione dello stato doloroso non è legata ad altre patologie, ed è quindi un disturbo autonomo, una “malattia” vera e propria; 

-Cefalee secondarie: in cui il mal di testa è un “sintomo” di una ben definita e precisa malattia sottostante. 

 

Emicrania 

L’emicrania è la cefalea primaria più ricorrente nelle donne in età fertile, si manifesta con un dolore intenso e pulsante concentrato in una sola delle tempie o in un emisfero del cranio (il destro o il sinistro, indifferentemente), ha una durata variabile e può essere accompagnato da nausea e vertigini.  

Esistono, inoltre, dei sintomi neurologici definiti “aura”, che si sviluppano prima o nella fase iniziale del mal di testa vero e proprio e che possono avere una durata variabile compresa tra i 5 e i 60 minuti e comprendono disturbi visivi o un’eccessiva sensibilità alla luce: si parla in questo caso di emicrania con aura! 

L’emicrania mestruale, più comunemente detta mal di testa da ciclo, colpisce oltre il 50% delle donne e si presenta immediatamente prima, durante e/o subito dopo il ciclo mestruale. 

La cefalea di tipo tensivo 

La cefalea di tipo tensivo è solitamente conseguenza di stress o una postura scorretta: il dolore è meno intenso, ma è diffuso a tutta la testa e più costante. Essa si manifesta in modo simile alla cefalea cervicale, da cui però differisce in quanto quest’ultima deriva da problemi legati alle vertebre cervicali, e non dalla mera tensione muscolare. 

La cefalea a grappolo 

La cefalea a grappolo, infine, è quella più dolorosa e meno sopportabile. È più comune fra gli uomini, e le sue cause non sono ancora state del tutto chiarite: si ritiene che possa essere dovuto a squilibri ormonali, o che possa essere coinvolto l’ipotalamo. Tale forma di cefalea deve il suo nome al fatto che gli attacchi sono ciclici e seguono uno schema ben preciso. Al contrario dell’emicrania, il dolore è improvviso, molto intenso, tende a irradiarsi ad altre parti della testa, al collo e alle spalle, e non è di solito associato a segni premonitori, anche se può avere sintomi molto simili. Anche in questo caso, infatti, si possono verificare episodi di nausea, vomito, vertigini, sensibilità alla luce. Essa è una forma di cefalea molto invalidante, che spesso costringe chi ne soffre a letto e lo impossibilita nella attività quotidiane 

Cosa fare in caso di mal di testa? 

In supporto alla terapia farmacologica esistono azioni e rimedi naturali che possono contribuire a ridurre lo stress e rilassare chi sta soffrendo di mal di testa, come effettuare massaggi o pressioni per alleviare le parti dolenti, bagni d’acqua calda con aromaterapia, ascoltare musica rilassante, alimentarsi con liquidi e cibi digeribili, riposare regolarmente e adottare una respirazione lenta e profonda.  

Non esiste una soluzione valida per tutti, ma ognuno deve cercare quelle strategie che lo aiutano a stare meglio durante un attacco di cefalea, mentre i trattamenti farmacologici agiscono per ridurre il dolore. 

Alcune buone abitudini, come evitare di saltare i pasti (inclusa la colazione), dormire un buon numero di ore tutti i giorni coricandosi e alzandosi agli stessi orari anche durante il fine settimana, ed evitare alcuni alimenti se il loro consumo è stato associato al mal di testa, permettono di ridurre la frequenza con cui questo fastidioso dolore si presenta. 

Molto importante è monitorare le caratteristiche del mal di testa, aiutandosi magari con un diario, quando il mal di testa inizia ad essere ricorrente! Ecco i nostri consigli: 

  1. Analizza la frequenza degli attacchi ovvero quante volte al mese soffri di episodi di mal di testa: una frequenza di oltre le 7-8 volte è già un campanello d’allarme valido, ma se si supera le 15 volte al mese è davvero necessario l’intervento di un medico. 
  1. Quantifica i giorni al mese in cui fai ricorso ad analgesici per trovare sollievo dal mal di testa. Un numero di giorni di ricorso ad analgesici superiore a 10 al mese necessita l’attenzione di un medico. 

E come terapia farmacologica? 

Hai il mal di testa e non sai quale Moment scegliere? Leggi il nostro articolo sul blog sulle differenze ed usi specifici nelle diverse forme di Mal di Testa.

 

Hai bisogno di alcuni chiarimenti? Raccontaci la tua esperienza nei commenti o scrivendo a info@chiediloalfarmacista.it

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A cosa serve l'Ibuprofene?

L’ibuprofene è un principio attivo appartenente alla famiglia dei farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), ha proprietà antinfiammatorie, analgesiche e antipiretiche. Può essere utilizzato nel trattamento del dolore di varia origine e natura 

Scopriamo insieme cos’è, come e quando assumerlo. 

 

Cos’è l’ibuprofene? 

L’ibuprofene è un antinfiammatorio non steroideo. Come tutti i FANS agisce inibendo la produzione delle prostaglandine, molecole coinvolte nei processi infiammatori. 

 Più nel dettaglio, blocca l’attività degli enzimi cicloossigenasi COX1 e COX2, enzimi presenti in vari tessuti del corpo. 

 L’ibuprofene è un farmaco di sintesi con attività analgesica ( riduce il dolore), antinfiammatoria (riduce l’infiammazione) e con una spiccata attività antipiretica (abbassa la febbre). 

 

A cosa serve? 

Per i suoi effetti antinfiammatori e antidolorifici viene somministrato per alleviare dolori di lieve e moderata intensità tra cui mal di testa, nevralgie, dolori mestruali, mal di denti, dolori muscoloscheletrici (ad esempio in caso di torcicollo) , dolori traumatici associati a contusioni, strappi muscolari e distorsioni, dolori post-partum e post-operatori . 

Inoltre viene assunto per alleviare il dolore, la debolezza, il gonfiore e la rigidità conseguenti all’osteoartrite e l’artrite reumatoide, lombalgia, sciatalgia. Grazie alla sua attività antipiretica viene somministrato anche nei bambini per ridurre la febbre. 

 

Come si assume l’ ibuprofene? 

È disponibile in diverse forme farmaceutiche a diversi dosaggi : sottoforma di compresse rivestite e granulato effervescente ( da assumere sempre a stomaco pieno con abbondante acqua), in capsule molli, sciroppi, in compresse orodispersibili (in questo caso non è necessaria l’assunzione di acqua, ma bisogna posizionare la compressa sulla lingua e lasciarla sciogliere, quindi deglutire),in pomata per uso topico, in supposte per uso rettale e in soluzioni per iniezioni intramuscolari. Nel caso di farmaci da banco disponibili in parafarmacia troviamo formulazioni in compresse o bustine da 

 200mg ( ad esempio moment®) :1-2 bustine/compresse,2-3 volte al giorno; 

400mg (ad esempio momentAct Analgesico®, buscofenAct® 400) :1-3 compresse/bustine al giorno. 

Le dosi variano in base all’effetto terapeutico desiderato e a seconda dell’età del paziente. 

Nei bambini il dosaggio è 10mg per kilo di peso corporeo (ripetibili ogni 8ore). 

 

Può essere somministrato in gravidanza e nei bambini? 

Studi hanno evidenziato un aumento del rischio di aborto e malformazioni al feto durante il primo e secondo trimestre ( può essere somministrato solo in casi strettamente necessari). 

Durante il terzo trimestre e la fine della gravidanza è controindicato l’uso in quanto può portare ad un possibile prolungamento del tempo di sanguinamento e ad una inibizione delle contrazioni uterine andando a ritardare o prolungare il travaglio ( oltre ad esporre il feto a tossicità cardiopolmonare e disfunzione renale). 

Nei bambini è efficace l’uso dell’ibuprofene per ridurre la febbre, grazie alla sua proprietà  

antipiretica e nel controllo del dolore derivante da leggeri traumi muscoloscheletrici, dolore alle articolazioni e può essere utili anche nel dolore post operatorio e nell’emicrania. È da preferire come forma farmaceutica lo sciroppo, compresse rivestite, gocce. Per quanto riguarda le compresse orodispersibili non devono essere somministrate a bambini di età inferiore ai 12 anni. 

 

Controindicazioni ed effetti collaterali  

L’ibuprofene è controindicato in caso di insufficienza renale, malattie epatiche e patologie dell’apparato gastrointestinale ad esempio in caso di ulcere gastriti emorroidi con sanguinamento virgola in caso di malattie respiratorie può determinare un aggravamento dell’asma punto sono possibili interazioni con alcuni medicinali soprattutto aci inibitori e antiaggreganti dell’angiotensina due, acido acetilsalicilico in quanto ne riduce l’azione cardioprotettiva, anticoagulanti, antipertensivi, diuretici, antivirali, alcuni antidiabetici. Non utilizzarlo contemporaneamente con altri fans.  

L’ibuprofene generalmente è un farmaco ben tollerato, ma all’aumentare delle dosi, in caso di abuso, può aumentare di conseguenza il rischio di sviluppare effetti collaterali. Fra gli effetti collaterali sono inclusi problemi gastrointestinali quali nausea ,vomito ,diarrea ,crampi addominali ,ulcere peptiche, possono svilupparsi altri disturbi quali vertigini, mal di testa, Rash cutanei, prurito, problemi alla vista, respirazione difficoltosa ,apnea, disidratazione e problemi alla salivazione.  

Raramente si riscontrano convulsioni, depressione, alopecia ,sangue nelle urine, insonnia, insufficienza renale, sbalzi di umore, anemia, cistite, ipotensione, ittero, edema, ansia. 

 

È importante sottolineare che automedicarsi può avere effetti indesiderati ,anche gravi.  

È sempre importante rivolgersi al medico e al farmacista per dubbi o maggiori informazioni.  

 

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Benagol o Benactiv?

Benagol o Benactiv: quale scegliere in caso di mal di gola?Il mal di gola è uno dei disturbi più diffusi, in particolare in questo periodo. Generalmente si tratta di un’infezione di lieve entità, ma risulta particolarmente fastidioso nel caso in cui i sintomi si prolunghino per qualche giorno. Di solito, il primo sintomo dell’infiammazione alla golaa essere avvertito è una sensazione di fastidio alla gola che evolve, nel giro di qualche ora, per dare origine agli altri sintomi come dolore localizzato alla gola (gola infiammata), difficoltà nella deglutizione. 

 

Per i primi sintomi del mal di gola le pastiglie Benagol  combinano un’azione lenitiva con una antisettica di due principi attivi, 2, 4-diclorobenzil alcol e Amilmetacresolo, in grado di combattere virus e batteri fornendo un rapido sollievo dal dolore.  

 

Qual è la posologia?  1 pastiglia di Benagol da lasciar sciogliere lentamente in bocca ogni 2 o 3 ore. Non superare le dosi consigliate. 

E nei bambini? Non somministrare ai bambini di età inferiore ai 6 anni.  

 

Mal di gola e tosse associata? Gola gonfia? Le pastiglie Benactiv Gola alleviano il mal di gola e la fastidiosa tosse associata fornendo un sollievo duraturo fino a 6 ore. Il prodotto combina 8,75 mg di flurbiprofene, un ingrediente antidolorifico e antinfiammatorio, con l’azione emolliente di una pastiglia. 

Benactiv Gola pastiglie penetra dalla superficie agli strati più profondi del tessuto della gola e combatte il dolore e l’infiammazione che causa mal di gola. 

Benactiv Gola pastiglie può iniziare a fornire sollievo dopo 2 minuti e fino a 6 ore. 

 

Qual è la posologia?  La dose raccomandata per l’utilizzo di Benactiv Gola Pastiglie è di 1 pastiglia da sciogliere lentamente in bocca ogni 3 – 6 ore, a seconda della necessità. 

Non superare la dose di 8 pastiglie nell’arco delle 24 ore. 

Può essere utilizzata nei bambini?

Non somministrare Benactiv gola pastiglie ai bambini di età inferiore ai 12 anni.  

 

Qual è quindi la differenza tra Benagol e Benactiv?

Le Benagol pastiglie dunque hanno come principio attivo un antisettico ovvero una sostanza con un’azione disinfettante  in grado di impedire o/e rallentare lo sviluppo dei microbi e da preferire in caso di primi sintomi del mal di gola. 

Benactiv gola pastiglie hanno invece come principio attivo un antinfiammatorio ad azione antiflogistica, in grado di contrastare i processi infiammatoriche si manifestano a carico di questo distretto corporeo e il dolore che tipicamente li accompagnano. 

 

  • Benagol pastiglie è disponibile nei gusti Miele e Limone, Arancia con Vitamina C, Limone senza zucchero, Mentolo e eucaliptolo, Menta fredda, Fragola.
  • Benactiv pastiglie è disponibile nei gusti Arancia senza zucchero, Miele e Limone.

 

Richiedono la ricetta medica?

Benagol pastiglie e Benactiv pastiglie sono farmaci SOP ( Senza obbligo di Ricetta) disponibili in Parafarmacie e Farmacie.

 

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Brufen e Spididol: sai realmente cosa contengono? 

Spididol e Brufen sono due farmaci in grado di alleviare il dolore e ridurre l’infiammazione: vediamo insieme similitudini e differenze! 

 

Cos’è Spididol e cosa contiene? 

È un medicinale a base di Ibuprofene sale di arginina. Appartenente alla famiglia degli antinfiammatori non steroidei (FANS), l’ibuprofene, agisce alleviando il dolore (azione analgesica) e riducendo i sintomi dell’infiammazione (azione antinfiammatoria). 

Sale di arginina: a cosa serve?  

Nella preparazione di Spididol, l’ibuprofene subisce un processo di salificazione con l’arginina che si traduce in una diminuzione del tempo necessario affinché il medicinale venga assorbito. Ciò significa una più veloce comparsa dell’effetto analgesico contro i dolori di varia origine e natura.   

Quando è indicato Spididol? 

è un medicinale analgesico-antinfiammatorio indicato per il trattamento di dolori di diversa origine e natura, quali: 

  • mal di testa 
  • mal di denti 
  • dolori mestruali 
  • nevralgie 
  • dolori osteoarticolari (cioè delle ossa) e muscolari 

 

Come si utilizza? 

Spididol 400 mg compresse può essere utilizzato negli adulti e negli adolescenti dai 12 anni in su. 

1 compressa 2-3 volte al giorno. 

Non assumere oltre 3 compresse al giorno (1.200 mg al giorno)  

 

Serve la ricetta medica? 

Spididol 400mg non richiede prescrizione medica: è un medicinale di automedicazione (OTC) che può essere acquistato direttamente in farmacia e parafarmacia. Si consiglia sempre di chiedere chiarimenti al medico o farmacista, soprattutto in caso di dubbi. 

 

Cos’è Brufen e cosa contiene? 

 Brufen Analgesico è un medicinale a base di ibuprofene sale di lisina, un analgesico e antinfiammatorio utile per il trattamento del dolore da lieve a moderato come mal di testa, mal di denti, dolori muscolari e articolari, dolori mestruali, per il trattamento di dolori di diversa origine e natura, 

 

Quando è indicato Brufen? 

 è utile in caso di: 

  • Mal di testa 
  • Mal di denti 
  • Dolori muscolari e articolari 
  • Dolori mestruali 

 

Come e quando si prende Brufen 400mg compresse? 

Per gli adulti e gli adolescenti al di sopra dei 12 anni: assumere, per via orale, 1 compressa fino ad un massimo di 3 volte al giorno, lasciando passare almeno 6 ore tra una somministrazione e l’altra. 

Serve la ricetta medica? 

Su questo aspetto ci viene spesso segnalata una forte confusione da parte dei pazienti, per tale motivo andremo ad analizzarlo in dettaglio. 

È possibile acquistare senza ricetta medica, in quanto farmaco OTC, Brufen Analgesico 12 compresse nel dosaggio da 200 e da 400mg di ibuprofene sale di lisina. 

Sia per la confezione di ibuprofene brufen*30cpr riv 400mg, così come nel dosaggio da 600mg e 800mg richiede sempre la prescrizione del medico. 

In più, sempre come farmaco OTC, è disponibile il Brufen dolore bustine. In questa formulazione in bustine il principio attivo è il Ketoprofene Sale di Lisina, di cui sicuramente conoscerete il similare con il nome commerciale di okitask. 

 

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Più comune di quanto si pensi, la vulvodinia colpisce circa il 15% delle donne. Caratterizzata principalmente da bruciore e/o dolore persistente all’ingresso della vagina e nella zona che la circonda, la vulva, in assenza di altre patologie o lesioni. Può colpire donne di tutte le età, dall’adolescenza alla menopausa e, talvolta, può divenire un disturbo permanente con cui occorre faticosamente imparare a convivere. Consultare un ginecologo può aiutare a escludere altre cause responsabili del dolore e a ricevere consigli su come alleviarlo.

Di cosa si tratta?

La vulvodinia è una condizione complessa difficile da diagnosticare. Viene accertarta  da parte del ginecologo solo dopo aver escluso altre possibili cause del dolore quali, ad esempio, un’infiammazione o un’infezione vulvo vaginale che, al contrario della vulvodinia, causano segni e lesioni visibili.  Nella menopausa il dolore può essere dovuto alla secchezza delle mucose vulvo-vaginali provocata dalla riduzione del livello di estrogeni. Più raramente, il dolore può essere dovuto a infezioni ripetute da  HYPERLINK “https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/h/herpes-genitale” \n _blankherpes genitalis, alla malattia di Behçet (una condizione dei vasi sanguigni che può causare ulcere genitali), alla sindrome di Sjögren (una malattia del sistema immunitario che può causare secchezza vaginale), alla fibromialgia (una malattia del sistema immunitario che causa dolori muscolari, nervosi e tendinei). Prima di curare la vulvodinia, pertanto, è sempre opportuno accertare la natura del dolore perché è possibile che sia causata da una combinazione di più fattori. 

Quali sono le cause?

L’origine della vulvodinia non è stata ancora chiarita, si ritiene possa avere diverse cause, talvolta associate tra loro. L’inizio dei disturbi segue spesso ripetute infezioni da parte di un fungo, la  HYPERLINK “https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/c/candidosi-o-candidiasi” \n _blankcandida albicans, o traumi fisici come un’episiotomia (incisione chirurgica della vulva) in occasione del parto o una biopsia vulvo-vaginale. Talvolta le donne riferiscono l’insorgenza del dolore a seguito di rapporti sessuali non desiderati e dolorosi o dopo un trauma psicologico. Possono essere coinvolti nell’insorgenza del disturbo anche aspetti legati alla cura di sé, come l’uso di biancheria intima sintetica o di indumenti troppo stretti, l’impiego di detergenti intimi o di prodotti a uso locale contenenti sostanze chimiche e le attività sportive che possono creare microtraumi, come lo spinning o l’equitazione.

La durata del dolore nel tempo (cronicizzazione) e/o il bruciore sembra riconducibile ai seguenti fenomeni:

stimolazione eccessiva di alcune cellule del sistema immunitario, chiamate mastociti, responsabili di una risposta immunitaria atipica che causa irritazione locale

stimolazione indiretta dello sviluppo di terminazioni nervose, che controllano la percezione del dolore

Il dolore vulvare, a sua volta, può facilitare una contrazione muscolare sia a livello del pavimento pelvico, sia a livello della muscolatura vaginale creando un circolo vizioso che alimenta i disturbi. Tutti questi fenomeni, che interessano congiuntamente il  HYPERLINK “https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/a/anticorpi” \n _blanksistema immunitario, muscolare, vascolare e nervoso, sembrano essere responsabili dell’aumento e del prolungamento della percezione dolorosa, anche a seguito di stimoli modesti.

Quali sono i sintomi?

Il sintomo principale della vulvodinia è un dolore persistente, di solito limitato alla zona vulvare, senza alcuna lesione visibile. In alcuni casi il dolore, anche sotto forma di fitte o scosse, può estendersi anche ai glutei, all’ano e all’interno delle cosce. Può essere continuo, pungente o provocare una sensazione di bruciore, talvolta molto intenso. Può essere spontaneo o provocato da un contatto, come avviene durante un rapporto sessuale o con l’inserimento di un tampone o di un ovulo vaginale. Talvolta anche sedersi o accavallare le gambe può scatenare o peggiorare la percezione del dolore. La vulvodinia è spesso associata ad un altro disturbo chiamato vaginismo che è responsabile di dolore e difficoltà alla penetrazione della vagina a causa della involontaria contrazione dei muscoli che la circondano. Altre condizioni che possono associarsi alla vulvodinia sono la cistite interstiziale (una condizione dolorosa della vescica), i dolori mestruali e la sindrome del colon irritabile.

Qual è il trattamento?

E’ improbabile che la vulvodinia guarisca spontaneamente pertanto è importante adottare alcuni accorgimenti. I trattamenti combinati possono alleviare i disturbi della vulvodinia e ridurre il suo impatto sulla vita delle donne che ne soffrono.

Le terapie farmacologiche più utilizzate sono gli antidepressivi ciclici e gli  HYPERLINK “https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/f/farmaci-antiepilettici” \n _blankanticonvulsivanti. A piccole dosi, possono interrompere i circuiti del dolore cronico e la maggiore sensibilità delle terminazioni nervose. Qualora il medico  ritenesse opportuno prescrivere tali farmaci informerà la donna dei possibili effetti collaterali e concorderà con lei le modalità di assunzione.

Si possono inoltre applicare anestetici locali, come la lidocaina sotto forma di gel o crema, direttamente sulla vulva per alleviare temporaneamente il dolore, soprattutto prima dei rapporti sessuali. È importante ricordare che la lidocaina può danneggiare il lattice dei profilattici per cui nel caso si ricorra a creme o gel a base di lidocaina occorre sempre utilizzare preservativi privi di lattice. I lubrificanti vaginali e l’idrogel sono prodotti da banco che possono essere consigliati dal medico per lenire l’area e aiutare a idratare la vulva in caso di secchezza. Anche la fisioterapia può essere di aiuto specialmente in caso di dolore dovuto alla contrazione della muscolatura pelvica. Le donne possono imparare a praticare in autonomia esercizi di auto massaggio, sia interno che esterno esercitando pressione sui punti dolorosi, o ricorrere all’uso di dilatatori vaginali di diametro e lunghezza progressivi per desensibilizzare e rilassare i muscoli della vagina alleviando i disturbi della vulvodinia e del vaginismo. Infine il fisioterapista può proporre l’utilizzo della TENS (stimolazione nervosa elettrica transcutanea), che prevede l’erogazione di impulsi elettrici a bassa frequenza con l’obiettivo di inibire le terminazioni nervose coinvolte nella percezione del dolore. Le terapie fisiche, se eseguite con regolarità, possono dare sollievo nella quasi totalità dei casi.

I nostri consigli

Alcuni aspetti legati alla cura di sé, spesso ritenuti marginali, possono aiutare a ridurre al minimo gli stimoli irritativi e prevenire, o controllare, il dolore vulvare cronico. Includono:

indossare biancheria intima di cotone bianco ed evitare indumenti troppo aderenti 

non indossare biancheria intima di notte

evitare prodotti profumati per l’igiene intima, scegliere detergenti delicati ed emollienti

utilizzare solo assorbenti igienici esterni, preferibilmente di cotone

usare i lubrificanti suggeriti dal medico per agevolare i rapporti sessuali

evitare le attività fisiche che causano sfregamento della vulva, ad esempio equitazione, cyclette o spinning

applicare della vaselina come protezione dal cloro, prima di nuotare in piscina

essere consapevoli che anche lo stress può causare o peggiorare la vulvodinia

utilizzare un cuscino a forma di ciambella, nel caso la vulvodinia si associ a dolore quando si è seduti

In caso di ulteriori dubbi non esitare a chiedere consiglio al tuo farmacista o al tuo ginecologo di riferimento. 

 

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