Detrazione Fiscale: quali prodotti sono detraibili? 

Nel grande panorama delle merci vendute in farmacia, parafarmacia (e non solo) come ausili per la salute, non tutto gode della detrazione fiscale del 19% e non è raro che si possa sbagliare. 

farmaci sono detraibili nel modello 730/2021 per l’importo che supera la franchigia di 129,11 euro. Le spese sostenute dal contribuente e che rientrano tra quelle ammesse al rimborso Irpef del 19 per cento sono già indicate nel precompilato, accessibile dal 10 maggio 2021. 

Al contribuente spetta il compito di controllare la correttezza dei dati precompilati dall’Agenzia delle Entrate e, in caso di errore, modificarli o integrarli. 

Detrazione farmaci nel modello 730/2021: istruzioni ed elenco spese ammesse 

La detrazione dei farmaci è pari al 19 per cento della spesa sostenuta, ma la possibilità di beneficiare del rimborso è subordinato al rispetto di specifiche regole e requisiti. 

Si ricorda che, a differenza della generalità delle spese detraibili in dichiarazione dei redditi, per i farmaci non è previsto l’obbligo di tracciabilità. La spesa sostenuta, anche pagando in contanti, potrà essere sempre indicata nel modello 730/2021 e portata in detrazione fiscale. 

Quali elementi tenere a mente? 

  • il rimborso fiscale spetta per la parte di spesa che supera i 129,11 euro. Si tratta di una sorta di importo minimo di spesa, sotto il quale non spettano le detrazioni fiscali. 
  • le mascherine sono detraibili esclusivamente se rientrano tra i dispositivi medici riconosciuti dal Ministero della Salute. 

Le mascherine sono infatti considerate dei dispositivi medici e, in linea generale, si ricorda che la detrazione con il modello 730/2021 è riconosciuta se dallo scontrino o dalla fattura rilasciata dalla farmacia/parafarmacia ci sia: 

  • codice “AD (spese relative all’acquisto o affitto di dispositivi medici con marcatura CE)”. 
  • codice fiscale del soggetto che sostiene la spesa, non potendo essere considerati validi i documenti fiscali che riportino semplicemente l’indicazione dispositivo medico. 

Se invece il documento di spesa non contiene il codice AD, per la detrazione fiscale nel modello 730/2021 è necessario: 

  • per i dispositivi medici compresi nell’elenco del Ministero della Salute, sarà necessario conservare (per ciascuna tipologia di prodotto) la documentazione dalla quale risulti che lo stesso ha la marcatura CE; 
  • per i dispositivi medici non compresi in tale elenco, che il prodotto riporti, oltre alla marcatura CE, anche la conformità alla normativa europea (si confrontino le direttive europee 93/42/CEE, 90/385/CEE e 98/79/CE e successive modifiche e integrazioni). 

Per facilitare questo compito, il Ministero della Salute ha emanato un elenco con i dispositivi detraibili di uso più comune: 

-lenti correttive della vista e relative montature; 

-occhiali premontati per presbiopia; 

-apparecchi acustici; 

-cerotti, bende, garze e medicazioni avanzate; 

-siringhe; 

-termometri; 

-apparecchi per aerosol; 

-apparecchi per misurare la pressione arteriosa; 

-penne pungidito e lancette per misurare la glicemia; 

-pannoloni per incontinenti; 

-prodotti ortopedici (tutori, ginocchiere, stampelle ecc); 

-ausili per disabili (cateteri, padelle, sacche per urine, ecc); 

-materassi ortopedici e antidecubito; 

-contenitori per campioni; 

-test di gravidanza, ovulazione e menopausa; 

-strisce per determinare il glucosio, colesterolo, trigliceridi nel sangue; 

-test diagnostici per le intolleranze alimentari; 

-test di autodiagnosi per la prostata (PSA); 

-test di autodiagnosi per il tempo di protrombina (INR); 

-test per la rilevazione del sangue occulto nelle feci; 

-test di autodiagnosi per la celiachia. 

 

Detrazione farmaci modello 730/2021: l’elenco delle spese detraibili in dichiarazione dei redditi 

Nello scontrino fiscale, per poter stabilire se la spesa è detraibile o meno con il modello 730/2021, è necessario che sia indicata la parola “farmaco” o “medicinale”, anche attraverso le seguenti sigle: 

  • OTC (medicinale da banco); 
  • SOP (senza obbligo di prescrizione); 
  • Omeopatico; 
  • abbreviazioni come MED e F.CO; 
  • TK (ticket) o FC (farmaco anche omeopatico). 

Non è necessario che nello scontrino sia indicato il nome commerciale del prodotto acquistato, ma sarà invece richiesta l’indicazione del numero di autorizzazione all’immissione in commercio del farmaco; indicazione che tuttavia non sarà necessaria quando è presente la dicitura “ticket”. 

Anche i medicinali omeopatici possono essere portati in detrazione con il modello 730/2021 così come le cosiddette preparazioni galeniche. 

Una delle domande che si pongono di frequente i contribuenti è se nell’elenco delle spese detraibili vi siano anche i parafarmaci. 

Rimangono, infatti, escluse dalla detrazione i prodotti definiti come “parafarmaci”, “integratori”, anche se assunti a scopo terapeutico e prescritti da un medico e i prodotti curativi naturali anche se acquistati in farmacia. 


FONTE: WWW.INFORMAZIONEFISCALE.IT; ALTRO CONSUMO. 

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“L’utilizzo smodato e inconsapevole dei motori di ricerca nel vano tentativo di automedicarsi può avere effetti indesiderati, anche gravi. Ascolta attentamente il tuo medico e il tuo farmacista, non è nocivo!”

Oltre ai farmaci, ci sono altri acquisti in farmacia che possono essere detratti dalle tasse. Tra lenti a contatto, occhiali, cerotti e termometri non tutti godono della detrazione fiscale del 19%. Ti offriamo una guida per chiarire tutti i tuoi dubbi.

Farmaci detraibili: Guida al consumatore

farmaci detraibili

Oltre ai farmaci, ci sono altri acquisti in farmacia che possono essere detratti dalle tasse. Tra lenti a contatto, occhiali, cerotti e termometri non tutti godono della detrazione fiscale del 19%. Ti offriamo una guida per chiarire i dubbi su quali scontrini inserire nella prossima dichiarazione dei redditi.

Come ottenere la detrazione

Le spese sostenute in farmacia rientrano nel totale delle spese mediche che sono detraibili per il 19% del totale speso nell’anno, tolta una franchigia di 129,11 euro.

E’ possibile detrarre anche le spese sostenute per i familiari che vengono dichiarati a carico. In caso di figli a carico al 50%, il nostro consiglio è di attribuire queste spese a uno solo dei due genitori se l’altro non ha sostenuto spese mediche nell’anno: in questo modo la franchigia non viene sottratta due volte.

Al momento di pagare (può essere fatto in contanti o con qualsiasi altro mezzo di pagamento), bisogna esibire la tes­sera sanitaria, sulla quale è riportato il codi­ce fiscale del destinatario della spesa. Infatti, l’indicazione del codice fiscale è indispensa­bile per la detraibilità della spesa: non è am­messa l’indicazione a penna sullo scontrino né un’autocertificazione sostitutiva. Lo deve indicare la natura di quanto è stato acquista­to e il numero di autorizzazione all’immis­sione in commercio (AIC) che negli anni ha sostituito il nome del farmaco, in modo da tutelare la privacy del paziente.

Cosa si può detrarre

Qualsiasi definizione tra farmaco, medi­cinale, SOP, OTC (medicinali da banco o di automedicazione), omeopatico, preparazione galenica, ticket e ricetta apre le porte della detraibilità. In particolare, per la dicitura ticket (o ricetta) non è più obbligatorio presentare la fotocopia del­la prescrizione medica.

prodotti fitoterapici sono detraibili solamente se sono stati riconosciuti dall’AIFA come farmaci e quindi indicati come tali sullo scontrino.

Anche i farmaci omeopatici sono detraibili, essendo riconosciuti dal ministero come medicinali. Infatti, anche se questi farmaci non sono rimborsabili, poiché non a carico del SSN, possono essere inclusi nelle detrazioni relative alle spese sanitarie.

Il decreto legislativo 219 del 2006 considera i farmaci omeopatici come medicinali a tutti gli effetti e proprio per questo è possibile scaricare dal 730 le spese sostenute per visite omeopatiche e per medicinali omeopatici.

Sono sempre esclusi dal diritto di rimborso i parafarmaci e gli integratori anche se prescritti da un medico.

Per i dispositivi medici, cioè i prodotti, le apparecchiature e le strumentazioni che rispondono alla definizione di legge e che sono dichiarati conformi, deve esser fatto un discorso a parte: oltre a conservare lo scontrino parlante, con la descrizione del dispositivo acquistato, devi poter dimostrare che vi sia il contrassegno con la marcatura CE apposto dal fabbricante in base alla direttive europee di settore. Alcune farmacie stampano sullo scontrino parlante la presenza del marchio CE dando automaticamente diritto alla detrazione del dispositivo, ma se la farmacia non ha provveduto in tal senso non puoi far altro che conservare insieme allo scontrino la scatola del dispositivo.

L’elenco dei dispositivi medici

Purtroppo non tutti i dispositivi medici sono detraibili e un elenco esaustivo non esiste. Tuttavia, se riportano il marchio CE puoi sicuramente detrarre quelli di uso più comune elencati dal ministero della Salute.

  • Occhiali premontati per presbiopia.
  • Lenti correttive della vista e relative montature.
  • Apparecchi acustici.
  • Cerotti, garze, bende e medicazioni avanzate.
  • Siringhe.
  • Termometri.
  • Apparecchio per aerosol.
  • Apparecchi per misurare la pressione arteriosa.
  • Penne pungidito e lancette per misurare la glicemia.
  • Pannoloni per incontinenti.
  • Prodotti ortopedici (tutori, ginocchiere, stampelle…).
  • Ausili per i disabili (cateteri, padelle, sacche per le urine…).
  • Lenti a contatto e soluzioni per la loro pulizia.
  • Prodotti per dentiere (creme adesive, disinfettanti…).
  • Materassi ortopedici e antidecubito.
  • Contenitori per campioni.
  • Test di gravidanza, ovulazione e menopausa.
  • Strisce per determinare il glucosio, il colesterolo e i trigliceridi nel sangue.
  • Test diagnostici per le intolleranze alimentari.
  • Test di autodiagnosi per la prostata (Psa).
  • Test di autodiagnosi per il tempo di protrombina (Inr).
  • Test per la rilevazione del sangue occulto nelle feci.
  • Test di autodiagnosi per la celiachia.

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Le imprese del settore commerciale, autorizzate alla vendita di prodotti cosmetici (profumerie, farmacie, parafarmacie e simili, sia come esercizi di vicinato che come medie o grandi strutture di vendita) possono esercitare l’attività di estetista a condizione di rispettare il regolamento comunale.

Disciplina dell’attività di estetista in parafarmaciaestetica in farmacia e parafarmacia

La possibilità di esercizio dell’attività di estetica all’interno delle farmacie e delle parafarmacie non rappresenta una novità, in quanto già prevista nell’ambito della Legge 1/90 che reca, al comma 2 dell’art.7 “Le imprese autorizzate ai sensi della legge 11 giugno 1971, n. 426alla vendita di prodotti cosmetici possono esercitare l’attività di estetista a condizione che si adeguino al regolamento comunale di cui all’articolo 5 e che gli addetti allo svolgimento di tale attività siano in possesso del requisito professionale previsto dall’articolo 3. Per le medesime imprese non sussiste l’obbligo dell’iscrizione all’albo provinciale delle imprese artigiane”.

Per tali imprese, quindi, proprio in quanto appartenenti al settore commerciale, non sussiste l’obbligo dell’iscrizione all’albo provinciale delle imprese artigiane (altrimenti vi sarebbe l’obbligo di un doppio inquadramento anche ai fini previdenziali e contributivi). Va evidenziato che, in base a tale norma, l’attività commerciale di vendita di cosmetici può essere svolta contestualmente all’attività di estetista (nel rispetto delle condizioni ivi indicate) senza dover rispettare alcun criterio di prevalenza dell’una o dell’altra attività (attivo patrimoniale, volume dei ricavi o altro).

E’ opportuno sottolineare che, anche se la norma prescinde dal criterio della prevalenza, ai fini del mantenimento della qualifica di impresa artigiana, occorre rispettare il requisito della prevalenza del lavoro prestato dall’imprenditore artigiano rispetto al processo produttivo dell’impresa e che, quindi, l’attività di natura commerciale non prevalga rispetto a quella artigiana.

Bene, cominciamo con l’addentrarci insieme nella normativa che regola la creazione di una cabina estetica in farmacia.
Innazitutto è bene sottolineare che per essere autorizzate all’attività di cabina estetica in farmacia, le farmacie devono ottenere l’approvazione di Comuni e Asl competenti.

Deve essere individuata l’estetista in possesso del ciclo completo di studio (3 anni). E’ molto importante verificare la Legge 1/90 con il relativo elenco delle attrezzature utilizzabili dall’estetista ed il decreto 110/11, che è entrato in vigore il 30 luglio 2011, e che ha aggiornato l’elenco delle apparecchiature ad uso estetico.
In particolare, questo decreto ha aperto la strada a nuovi campi di applicazione e investimenti, a servizio delle esigenze del consumatore.
Non vanno poi dimenticate le norme regionali di programmazione ed i regolamenti comunali che prevedono anche i requisiti igienico-sanitari dei locali nei quali si svolge l’attività.

Infatti, l’apertura di una cabina estetica in farmacia è subordinata all’autorizzazione da parte del Sindaco, che basa la propria scelta sul parere favorevole del Servizio di I.P. dell’A.S.L. competente per territorio, che avrà a sua volta verificato i requisiti igienici dei locali, l’idoneità delle attrezzature e suppellettili (preferibilmente monouso) e l’osservanza delle norme di sicurezza per quanto riguarda l’uso di apparecchi elettromeccanici per uso estetico.

Lo spazio è infatti determinante per capire quale tipo di servizio si può offrire alla propria clientela: su metrature ridotte, sarà possibile creare un Box Cosmetico o un Corner Cosmetico per estetica viso, mentre aumentando la superficie si potrà disporre di una cabina estetica per trattamenti viso e corpo. Infatti, come regolato dalla normativa 1/90: “La superficie deve garantire sicurezza, mobilità e comfort per colei che opera e per colei che riceve il servizio”. I requisiti igienico-sanitari e le caratteristiche dei locali, degli impianti e delle attrezzature sono disciplinate dagli specifici regolamenti comunali.

Requisiti minimi per cabina autorizzata a trattamenti eseguiti da estetista:

TRATTAMENTI VISO

  • dimensioni cabina estetica ridotte;
  • poltrona;
  • specchio con mensole porta materiale e biancheria;
  • lavamani;

TRATTAMENTI VISO-CORPO

  • dimensioni minime in base al numero di postazioni previste;
  • lettino;
  • mobiletto porta biancheria e attrezzatura;
  • lavamani;
  • spogliatoio (con caratteristiche fissate dalla ASL di riferimento);
  • Altezza media 3 m;
  • climatizzazione;
  • luce a basso numero di Kelvin

 

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Per un farmacista aprire una parafarmacia può rappresentare un’ottima occasione imprenditoriale. Il mercato dei prodotti parafarmaceutici e salutistici che non necessitano di prescrizione medica, nel 2018, ha registrato la vendita di circa 277 milioni di confezioni e un giro di affari di circa 2,5 miliardi di euro (fonte ASSOSALUTE). Questi dati testimoniano l’aumentata richiesta di consulenza e assistenza sanitaria.

Aprire una Parafarmacia: opportunità, consigli e normativa

Con il termine parafarmacia si intende un’attività commerciale dove è possibile acquistare farmaci detti SOP (specialità senza obbligo di ricetta), OTC (over the counter, termine anglosassone tradotto letteralmente – sopra il banco), parafarmaci, dispositivi medici, integratori alimentari, prodotti fitoterapici, farmaci omeopatici, veterinari, galenici, prodotti cosmetici, articoli sanitari, prodotti alimentari biologici e per fini medici speciali, prodotti per l’infanzia e per l’igiene.

Aprire una parafarmacia

Normativa

La nascita delle parafarmacie risale al 2006 quando, con il decreto Bersani, si è reso possibile questo tipo di attività commerciale, purché al loro interno lavorasse un farmacista iscritto all’albo dell’ordine dei farmacisti.

Le parafarmacie possono essere di proprietà di qualsiasi soggetto, ma la responsabilità della “tracciabilità del farmaco deve essere di un laureato in farmacia.
Tuttavia il responsabile della parafarmacia non può essere un farmacista titolare di farmacia.
Nel 2011, con il Decreto Legge 201/2011, il governo Monti ha ampliato la lista dei medicinali vendibili in parafarmacia, aggiungendo alcuni farmaci di fascia C e i farmaci veterinari.

Consigli ed opportunità

Per un farmacista aprire una parafarmacia può rappresentare un’ottima occasione imprenditoriale. Il mercato dei prodotti parafarmaceutici e salutistici che non necessitano di prescrizione medica, nel 2018, ha registrato la vendita di circa 277 milioni di confezioni e un giro di affari di circa 2,5 miliardi di euro (fonte ASSOSALUTE). I prodotti vendibili in parafarmacia presentano inoltre un margine di guadagno che va dal 30 al 60%, concedendo al farmacista un interessante marginalità per ogni singola vendita.

Le richieste di consulenza e assistenza sanitaria sono in continuo aumento, ed è sempre più alto il numero delle persone di terza, quarta e quinta età.
Il farmacista ha la competenza per offrire il suo ruolo di educatore sanitario. Le persone hanno maggiore coscienza della qualità della vita e della prevenzione delle malattie e il miglior referente in questo settore è il farmacista, che con la sua professionalità, disponibilità e competenza, può essere la persona più vicina per un primo consulto.
La parafarmacia, come esercizio di vicinato, ha esattamente questa funzione: il farmacista vicino al cittadino soprattutto perché le parafarmacie possono essere collocate ovunque.

L’obiettivo è, dunque, di rappresentare la figura sanitaria di riferimento nel quotidiano per il cliente che, fidelizzato, farà capo alla parafarmacia di fiducia per qualsivoglia problematica. Per far ciò è necessario che il farmacista svolga la propria professione con passione e competenza, che continui ad aggiornarsi costantemente in ambito sia farmaceutico che medico e che acquisisca conoscenze approfondite sui prodotti venduti, su tecniche di vendita e di relazione con i clienti. A tal fine, la soluzione prevista da un sistema di affiliazione può fornire numerosi vantaggi: la condivisione di strumenti e servizi permette infatti di snellire notevolmente i compiti burocratici e pratici, riducendo la necessità di ulteriore personale e lasciando al farmacista maggior tempo per lo studio e l’aggiornamento. Egli entra infatti a far parte di una squadra in cui ha la possibilità di interfacciarsi costantemente con esperti del settore, generalmente farmacisti, e altri professionisti, come tecnici informatici, responsabili marketing, consulenti finanziari e tante altre figure che possono risultare decisamente utili per tutti gli aspetti legati alla gestione e alla promozione della propria parafarmacia.

L’errore più grossolano e diffuso è stato quello di aprire parafarmacie, sia nell’aspetto esterno che nella disposizione interna, quanto più simili possibile alla farmacia. Si è ricalcato il vecchio modello architettonico della farmacia, non considerando che il termine “parafarmacia”, già poco chiaro nella sua etimologia, deve essere rappresentato da un progetto commerciale svincolato dal carattere della farmacia.

La parafarmacia diventa molto interessante quando smette di essere sia “para” che “farmacia”, per acquisire una sua personalità determinata.
I settori di specializzazione possibili sono tanti quanti i reparti della parafarmacia: focalizzare la propria offerta sul settore di preferenza, a partire dal nome stesso dell’attività, permetterà di esprimere liberamente il suo vero carattere.
E se si sarà lavorato bene, il mercato lo riconoscerà senza dubbio.
Specializzandosi è possibile creare modelli di parafarmacia ad altissima potenzialità commerciale.

La parafarmacia è uno store della salute, non differente da qualunque altra attività di imprenditoria che opera nel commercio, prima lo si comprende, prima si riesce a far crescere la propria impresa. Bisogna sempre ricordarsi che in farmacia le persone sono “costrette” ad andare mentre in parafarmacia scelgono di farlo, da qui la necessità di differenziarsi.

Competitor: chi sono e come affrontarli

La concorrenza per una parafarmacia è rappresentata principalmente da farmacie tradizionali, sanitarie, corner di prodotti parasanitari all’interno di supermercati e altre parafarmacie limitrofe. Tuttavia, vista la grande varietà di prodotti vendibili e il vantaggio di essere un professionista laureato in ambito salute, nulla vieta di ampliare il proprio catalogo e di acquisire conoscenze specifiche, sviluppando reparti che permetteranno alla parafarmacia di accrescere il proprio raggio d’azione, concorrendo anche con store non attivi in ambito puramente farmaceutico. Tra gli esempi più lampanti e affini vi sono sicuramente le erboristerie oppure i vitamin store, i cui prodotti e i relativi principi attivi sono abbondantemente studiati nel corso di studi affrontato da un farmacista.

Prima di avviare l’attività è utile definire un business plan con il proprio commercialista. E’ da considerarsi attiva una parafarmacia che registra un fatturato minimo di 250.000 euro l’anno.

Gli errori più comuni che provocano l’insuccesso della propria attività sono legati a:

  • Localizzazione del punto vendita: può essere utile in tal senso sviluppare uno studio di Location Intelligence per l’ubicazione ottimale del punto vendita.
  • Attitudine del farmacista che, come su detto, deve avere predisposizione alla crescita personale e professionale, oltre ad una propensione all’ascolto e al contatto col pubblico.
  • Formazione e aggiornamento farmacisti operativi nel punto vendita: per fare la differenza è necessario essere preparati, competenti e costantemente aggiornati. Anche il farmacista più esperto può nel tempo veder calare il valore delle proprie conoscenza, spesso inconsapevolmente. Ciò avviene perchè la ricerca continua ad andare avanti, quotidianamente vengono messi in commercio nuovi prodotti e il cliente ormai arriva nel punto vendita con una conoscenza, seppur sommaria, dell’argomento, essendosi informato precedentemente online. Il tempo da dedicate alla propria attività tuttavia lascia poco spazio ad altre iniziative, pertanto aderire ad una rete che preveda corsi di formazione, webinar, follow up di aggiornamento, ecc è sicuramente da prendere in considerazione.
  • Prezzi non concorrenziali: “ogni cosa vale il prezzo che il compratore è disposto a pagare per averla”. Ciò sarà anche vero, ma per quanto ci si possa sforzare a fornire servizi, assistenza e cordialità, è difficile che i clienti siano disposti a strapagare un prodotto, soprattutto in un’era in cui il cliente può facilmente confrontare i prezzi praticati utilizzando il web. I prezzi devono essere in linea con le attività operanti nell’area geografica di interesse e, in tal senso, può rivelarsi vincente l’idea di entrare a far parte di un gruppo d’acquisto, utile sia ad abbattere il costo delle materie prime, sia a ridurre le spese relative a giacenze e magazzino.
  • Mancanza di iniziative promozionali e/o di aggregazione che possano stimolare la curiosità dei clienti e spingerli a varcare la soglia della vostra attività. Anche in questo caso un organizzazione strutturata alle spalle con cui condividere strumenti e attività è da considerarsi, sia in termini economici, sia per il tempo risparmiato a vantaggio dei propri clienti sia per la mole di iniziative realizzabili, un valore aggiunto.

Costi e burocrazia

La spesa minima per aprire una parafarmacia, a seconda della metratura, si aggira complessivamente intorno ai 50/55.000 €, considerando anche la prima fornitura.
Ovviamente, qualora non si disponesse di un locale di proprietà, è necessario considerare le spese di affitto, che sono tuttavia considerate e valutate nel business plan redatto in principio. Una metratura inferiore ai 55/60 mq è sconsigliata in virtù del poco spazio espositivo a disposizione.

L’attività di parafarmacia in franchising considera a priori tutte queste situazioni, avendo già accordi consolidati con produttori e fornitori, così da ottimizzare e rendere più sicuro l’investimento. Si fa, infatti, riferimento ad un modello di business già sperimentato, entrando a far parte di un gruppo d’acquisto e avendo assistenza logistica e professionale per tutta la durata del contratto di affiliazione.

L’iter burocratico previsto per l’apertura di una parafarmacia segue in parte le indicazioni di una qualsiasi attività commerciale. E’ infatti necessario costituire una società, Srl, Srls o da definire con il proprio commercialista, e consegnare il modulo di comunicazione di apertura all’Ufficio Commercio del comune. In più, per la specifica attività di parafarmacia, al fine di ottenere il codice per la tracciabilità del farmaco e di indicarne il responsabile, è necessario inviare la segnalazione di inizio attività al ministero della salute, all’ordine professionale e alla regione dove si trova la sede della parafarmacia. Infine, per la vendita di prodotti alimentari e bevande, è necessario ottenere il nullaosta igienico sanitario (HACCP).

Noi di Chiedilo al Farmacista possiamo aiutarti a trovare la giusta soluzione alle tue esigenze. Se sei intenzionato/a ad aprire una parafarmacia e cerchi un partner solido che ti sostenga, contattaci al seguente Link!