Farmaci utilizzabili per il trattamento della malattia COVID19

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L’ultimo nostro articolo sul tema CORONAVIRUS trattava delle tempistiche sull’uscita del vaccino. 

Sappiamo chenell’attesa della messa a punto di un vaccino specifico, diversi farmaci e molecole vengono testati per trattare i tanti malati ricoverati nei reparti di ospedale e nelle terapie intensive di tutto il mondo. 

Il quadro complessivo era più di cento studi clinici in corso su un’ampia gamma di terapie 

Vediamole nel dettaglio. 

Secondo l’Agenzia Italiana del Farmaco i farmaci di rilevanza medica che sono attualmente in studio sono: l’anticorpo monoclonale EMAPALUMAB, un antagonista del recettore per l’interleuchina-1 

ANAKINRA, un antagonista del recettore interleuchina-6  

SARILUMAB e il TOCILIZUMAB anch’esso anticorpo monoclonale attivo come antagonista del recettore dell’interleuchina-6, nato per il trattamento dell’artrite reumatoide. 

Di seguito riportiamo quanto riportato dall’ AIFA:  

Emapalumab e Anakinra 

Il primo studio, Sobi.IMMUNO-101, è uno studio di Fase 2/3, multicentrico, volto a valutare l’efficacia e la sicurezza di somministrazioni endovenosa di Emapalumab, un anticorpo monoclonale anti-interferone gamma, e di Anakinra, un antagonista del recettore per la interleuchina-1, nel ridurre l’iper-infiammazione e il distress respiratorio in pazienti con infezione da nuovo coronavirus. Uno dei piú importanti fattori prognostici negativi in pazienti con infezione da nuovo coronavirus è, infatti, rappresentato dall’iper-infiammazione causata dalla tempesta citochinica a seguito di una risposta esagerata del sistema immunitario alla presenza del virus. 

 

Sarilumab 

Lo studio Sarilumab COVID-19, sempre di fase 2/3 come il precedente, è, invece, relativo alla valutazione di efficacia e sicurezza delle somministrazioni per via endovenosa del medicinale Sarilumab, un antagonista del recettore per la interleuchina-6, autorizzato in Italia per il trattamento dell’artrite reumatoide, in pazienti adulti con malattia COVID-19 in stadio severo o critico. 

 

Tocilizumab 

Si tratta di uno studio di fase 2 che ha come obiettivo generale quello di valutare se la terapia precoce con Tocilizumab (TCZ) è in grado di ridurre il numero dei pazienti con polmonite da SARS-CoV2 che richiedono una ventilazione meccanica. In particolare lo studio valuta, come obiettivo primario, l’efficacia del Tocilizumab somministrato precocemente in pazienti affetti da polmonite da COVID-19 rispetto alla terapia standard a 2 settimane dall’ingresso in studio; come obiettivi secondari confronta l’efficacia del Tocilizumab in termini di ingresso in Terapia Intensiva con ventilazione meccanica invasiva in due gruppi: pazienti nei quali è somministrato precocemente come da protocollo verso pazienti nei quali viene somministrato all’aggravamento clinico.” 

 

Una delle opzioni terapeutiche in corso di sperimentazione e già applicate in alcuni ospedali italiani riguarda la trasfusione di plasma da pazienti guariti. Dopo la guarigione, infatti, queste persone sviluppano un’immunità, che si vede nel sangue con anticorpi specifici, le immunoglobuline IgG per il Sars-Cov-2. E proprio questi anticorpi possono essere utili alle persone malate. 

C’è poi la colchicina, un medicinale utilizzato per prevenire e trattare gli attacchi di gotta. L’Aifa ha approvato un protocollo di trattamento, proposto dalla Reumatologia dell’università di Perugia, e sta partendo in Italia uno studio su pazienti con Covid-19 in una fase abbastanza precoce. 

Analizzando questo scenario si può ben capire che i medici italiani hanno permesso un grande passo in avanti. Moltissimi sono stati ad oggi i pazienti che grazie alle cure con i farmaci sopra citati sono riusciti ad uscire da situazioni compromettenti.  

Attualmente, siamo speranzosi, al veder diminuire i numeri dei contagi.  

Prepariamoci a convivere alla meglio con il virus nell’attesa del vaccino. 

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