DHA: cos’è e perché è importante la sua assunzione?

Si sente parlare spesso dell’importanza de3 acidi polinsaturi EPA, DHA e ALA, conosciuti come Omega-3, nel funzionamento del nostro organismo. In particolare, partendo dal DHA, scopriamo il perché è necessaria la sua assunzione per mantenere numerose funzioni biologiche! 

Cos’è il DHA? 

DHA (acido docosaesaenoico), è un acido grasso polinsaturo della serie Omega-3 di natura “essenziale” cioè non può essere sintetizzato dall’organismo, e per questo deve essere assunto per via alimentare. Il pesce è l’alimento principale, soprattutto pesci grassi, come le acciughe, le aringhe, le alici, lo sgombro, il salmone, le sardine, lo storione, la trota e il tonno. In quantità minori è presente anche nel tuorlo d’uovo e nelle carni magre di animali erbivori non ruminanti allevati al pascolo. In particolare due porzioni di pesce alla settimana forniscono DHA nell’ordine di alcune centinaia di mg al giorno, in dipendenza anche del tipo di pesce ed alle porzioni. Nel caso in cui il DHA non viene assunto direttamente da pesci o alghe, la sua preparazione può avvenire da parte dell’organismo a partire dal suo precursore,  acido alfa-linolenico (ALA), presente in buone quantità nell’olio di lino e nei semi di lino e in alcune verdure come gli spinaci. 

Perché è importante DHA? 

DHA contribuisce al mantenimento della normale funzione cerebrale, visiva e crescita e sviluppo, infatti è presente come componente dei fosfolipidi di vari organi, tra cui cuore, cervello e retina. L’ assunzione di DHA è ritenuta necessaria per una normale crescita, un efficiente ricambio e il buon funzionamento dei tessuti.   

Il cervello, centro di controllo del corpo umano, è formato per circa il 60% da acidi grassi, di cui il 35% è costituito da acidi grassi polinsaturi, fondamentali per il normale sviluppo cerebrale e mantenimento delle relative funzioni. DHA è uno dei principali costituenti delle membrane delle cellule nervose; gioca un ruolo chiave nella corretta struttura e funzione delle membrane cellulari del cervello e di segnalazione cellulare. Una carenza di DHA nel tessuto cerebrale può quindi influenzare negativamente il funzionamento e lo sviluppo fisiologico.  

I fotorecettori della retina hanno una composizione lipidica che per il 50% è costituita da DHA; tale acido grasso è fondamentale per un corretto sviluppo e mantenimento della funzione visivaNumerosi studi dimostrano che il DHA riveste un ruolo importante nel contribuire a mantenere una sana funzionalità visiva e sue carenze si correlano alla compromissione della acutezza visiva nell’uomo. 

Sin dal periodo fetale, in cui si attiva la neurogenesi e la maturazione cellulare, e nei primi mesi di vita, il DHA ha una fondamentale importanza. Il DHA è presente nel latte materno, fino dal “primo latte” (il cosiddetto colostro). Durante il periodo di allattamento il giusto apporto di DHA dipende dalla dieta materna, anche perché nei primi 6 mesi di vita i sistemi enzimatici per la biosintesi di DHA non sono ancora attivati. Studi osservazionali e clinici hanno dimostrato che l’assunzione di DHA da parte della madre porta benefici nei neonati per lo sviluppo visivo e neuronale.  

Perchè è necessario integrare l’assunzione del DHA? 

Quando, mediante l’alimentazione e/o una supplementazione eccessiva di oli di pesce, si introduce un quantitativo di trigliceridi superiore a quello di cui la cellula ha bisogno, essi iniziano ad essere immagazzinati nell’organismo – sotto forma di gocce lipidiche – creando un accumulo. È fondamentale che l’integrazione venga effettuata a dosi nutrizionali, evitando accumuli che alterino il naturale bilancio lipidico cellulare.  

Qual è la dose giornaliera di DHA?

La dose giornaliera di DHA consigliata da EFSA (European Food Safety Agency) è di 250 mg al giorno per un adulto, 100-200 mg al giorno in età pediatrica mentre durante la gravidanza/allattamento i fabbisogni di DHA sono aumentati di 100-200 mg al giorno per la normale crescita fetale. 

 

Carenza di DHA: conseguenze e patologie

Le carenze del DHA sono associate alla grave sindrome alcolica fetale, alla sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) e a patologie quali fibrosi cistica, fenilchetonuria. Le diminuzioni di DHA nel cervello sono associate al declino cognitivo durante l’invecchiamento e con l’insorgenza del morbo di Alzheimer.  

Inoltre è stata individuata una carenza significativa di DHA nella membrana dell’eritrocita maturo di bambini affetti da disturbi dello spettro autistico. In particolare è stato dimostrato che bambini con un valore di DHA < 4,08% hanno un rischio 6 volte maggiore di presentare disturbi comportamentali. 

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